Il dieselpunk è un sottogenere della fantascienza che trova numerose correlazioni con i lo steampunk e il cyberpunk.
Descrizione Il diselpunk è un sottogenere fantascientifico retrofuturista che, combinando l'estetica della tecnologia a diesel del periodo interbellico degli anni 1950 e a quella del neo-noir, si caratterizza per la sensibilità postmoderna. Il dieselpunk è ambientato in un'epoca immaginaria intermedia tra quella più ottimistica e da tardo Ottocento dello steampunk e quella ultratecnologica del cyberpunk, in un mondo governato da apparati industriali e magnati petroliferi; il genere ha tra le fonti di ispirazione i pulp magazine della metà del ventesimo secolo e, in qualche caso, il neofascismo, un topos trattato in un'ottica critica, come conferma ad esempio il romanzo di Philip K. Dick La svastica sul sole (1963), anche ripubblicato come L'uomo nell'alto castello, considerato un primo esempio del genere. Stando alle parole della studiosa Iolanda Ramos il dieselpunk, diversamente dallo steampunk, «non rimanda al fischio del vapore né all'estetica e al cosplay vittoriani ed edoardiani, ma al grasso delle macchine alimentate a carburante [...], associando linee rettilinee a forme aerodinamiche e interrogandosi sull'impatto della tecnologia sulla psiche umana.»
Etimologia Il termine dieselpunk è stato coniato nel 2001 da Lewis Pollak per definire il suo gioco di ruolo Children of the Sun.
Esempi di opere dieselpunk Il dieselpunk ha interessato le arti visive, la musica, il cinema e l'ingegneria. Oltre al sopracitato La svastica sul sole, i romanzi dieselpunk comprendono Fatherland (1992) di Robert Harris, e Macchine mortali (2001) di Philip Reeve, mentre nel contesto dei fumetti si può citare la serie di Hellboy. Tra i film dieselpunk figurano la saga di Mad Max, Sky Captain and the World of Tomorrow (2004) e Robots (2005), mentre tra i videogiochi vi sono Final Fantasy VII (1997), e quelli delle serie di Fallout e BioShock.
Note
Bibliografia
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