Biografia Origini e formazione Salvo Rosario Antonio D'Acquisto nacque il 15 ottobre 1920 a Napoli, a Villa Alba, un edificio di quattro piani in via San Gennaro nel rione Antignano. Fu il primogenito di cinque figli in una famiglia profondamente cristiana: il padre Salvatore era nativo di Palermo, mentre la madre, Ines Marignetti, di Napoli. Frequentò l'asilo presso l'Istituto Salesiano "Figlie di Maria Ausiliatrice" in via Enrico Alvino n. 19 nel quartiere Vomero, la Scuola Elementare "Luigi Vanvitelli" in via Luca Giordano n. 128, il Ginnasio presso l'Istituto Salesiano "Sacro Cuore" in via Alessandro Scarlatti n. 29 dove partecipa alle sezioni Giovanili dell’Azione Cattolica. Ha un carattere serio e riservato. Nel 1934 lasciò gli studi, pur frequentando per un periodo il Conservatorio di San Pietro a Majella in via San Pietro a Majella n. 35, cantando da baritono.
L'arruolamento nell'Arma dei Carabinieri Si arruolò nei Carabinieri come volontario il 15 agosto 1939, all'età di 18 anni, frequentando la Scuola allievi carabinieri di Roma, dipendente dalla 2ª Divisione "Podgora", fino al 15 gennaio 1940. Venne inizialmente assegnato alla Compagnia Comando della Legione Carabinieri di Roma dipendente dalla 2ª Divisione Carabinieri "Podgora". Quindi, dopo il giugno 1940, passò presso il Nucleo Carabinieri Fabbricazioni di Guerra del Sottosegretariato di Stato per le Fabbricazioni di Guerra (FabbriGuerra) in via Sallustiana n. 53. Con l'entrata in guerra dell'Italia si arruolò volontario per la Libia italiana nella Campagna del Nordafrica (1940-1943) del Teatro dell'Africa e del Medio Oriente e il 28 ottobre 1940 venne mobilitato con la 608ª Sezione Carabinieri (polizia militare), inquadrata nella 13ª Divisione Aerea "Pegaso" di stanza a Bengasi, parte della Squadra Aerea "Aeronautica della Libia - Est" della Regia Aeronautica, partendo da Napoli il 15 novembre 1940 e sbarcando a Tripoli il 23 novembre 1940; la nave ebbe gravi problemi di navigazione.
Dopo alcuni mesi trascorsi al fronte, alla fine di febbraio 1941 rimase ferito a una gamba durante uno scontro a fuoco con le truppe inglesi. Restò successivamente con il suo Reparto in zona d'operazioni fin quando venne ricoverato all'Ospedale Militare di Bengasi per una forte febbre malarica. Rientrò in Italia per una licenza di tre mesi e poi fu aggregato dal 13 settembre 1942 alla Scuola Centrale Carabinieri Reali di Firenze, per frequentarvi il corso accelerato per la promozione a vicebrigadiere. Conseguito il 15 dicembre 1942 il grado di vicebrigadiere, il 19 dicembre fu destinato alla stazione Carabinieri ubicata nel Castello di Torre in Pietra, all'epoca una borgata rurale a una trentina di chilometri da Roma lungo la via Aurelia, oggi frazione del Comune di Fiumicino.
I rastrellamenti tedeschi e la fucilazione Dopo il proclama Badoglio dell'8 settembre 1943 un reparto di paracadutisti tedeschi della 2. Fallschirmjäger-DivisionSebbene frequentemente indicati come appartenenti a un reparto delle SS, i militari tedeschi erano membri della 2ª Divisione Paracadutisti, che dopo i combattimenti di Roma del 9-11 settembre era stata in parte rischierata sulla costa del Lazio tra Fiumicino e Tarquinia con funzioni antisbarco. Vedi:. . si era accasermato presso alcune vecchie postazioni precedentemente in uso alla Guardia di Finanza nelle vicinanze della località Torre Perla di Palidoro, che rientrava nella giurisdizione territoriale della stazione Carabinieri di Torre in Pietra. Qui, nel tardo pomeriggio del 22 settembre 1943, alcuni di loro, mentre ispezionavano casse di munizioni abbandonate, furono investiti dall'esplosione di una bomba a mano o forse dall'incauto maneggio di ordigni usati per la pesca di frodo, a suo tempo sequestrati dai finanzieri. Due paracadutisti morirono e altri due rimasero feriti.
Il comandante del reparto, un maresciallo, attribuì la responsabilità dell'accaduto ad anonimi attentatori locali e richiese la collaborazione dei Carabinieri della locale stazione,"stazione" era ed è il nome della unità territoriale di base dei Carabinieri, cioè il nome del più piccolo reparto ed è comandata di massima da un maresciallo. temporaneamente comandata dal vicebrigadiere Salvo D'Acquisto per l'assenza del maresciallo comandante, minacciando una rappresaglia se entro l'alba non fossero stati trovati i colpevoli. La mattina seguente D'Acquisto, assunte alcune informazioni, provò a ribattere che l'accaduto era da considerarsi un caso fortuito, un incidente privo di autori, ma i tedeschi insistettero sulla loro versione e confermarono l'intenzione di dare corso a una rappresaglia ai sensi di un'ordinanza emanata dal feldmaresciallo Albert Kesselring pochi giorni prima.
Il 23 settembre furono dunque eseguiti dei rastrellamenti e catturati ventidue uomini e un ragazzino, scelti a caso fra gli abitanti della zona, e ventidue di loro furono portati sul luogo dell'esecuzione.
Questi i nomiV.L., "Siamo vivi perché lui volle morire per noi", La Domenica del Corriere, Roma, 5 aprile 1964.Giovanni Liccardo, "Storia irriverente di eroi, santi e tiranni di Napoli - Una galleria di personaggi che hanno lasciato una traccia profonda nella storia della città", Newton Compton, Roma, 2017, ISBN 978-88-227-1533-3.Giovanni Zorzi, "Salvo D'Acquisto, 74º anniversario", in "Fregene", Fregene, Anno XXX, n. 243, dell'ottobre 2017, pag. 31.:
Angelo Amadio (18 anni); Arnaldo Attili, detto Nando, muratore, padre di Attilio; Attilio Attili, muratore, figlio di Arnaldo; Ennio Baldassarri (13 anni), il più giovane del gruppo, ma fatto scendere dal camion prima di andare al luogo dell'esecuzione; Gino Battaglini; Vittorio Bernardi, detto "Carnera", fabbro e muratore, fu obbligato a scavare con le mani la fossa, non essendoci pale a sufficienza per tutti; Tarquinio Boccaccini (31 anni), figlio del fattore dell'azienda agricola Torre in Pietra, fu catturato nel cortile del castello, dove viveva con la famiglia; Enrico Brioschi (36 anni), cameriere del conte Nicolò Carandini; Giuseppe Carinci (alcune fonti lo nominano Carigi, circa settantenne), spazzino, tentò la fuga e fu ucciso prima della cattura; Erminio Carlini; Domenico Castigliano, ferroviere; Rinaldo De Marchi (30 anni), muratore; Giuseppe Felter, muratore; Benvenuto Gaiatto (52 anni, di Torre in Pietra), padre di quattro figli e il più anziano del gruppo; Natale Giannacco, muratore; Oreste Mannocci, venditore ambulante di frutta di Santa Marinella; Sergio Manzoni, venditore ambulante di frutta di Santa Marinella; Vincenzo Meta (31 anni, di Maccarese), muratore, padre di tre figli, di cui uno di un anno; Attilio Pitton, muratore, padre di un ragazzo; Fortunato Rossin, muratore, fratello di Gedeone, padre di due bimbi; Gedeone Rossin, muratore, fratello di Fortunato, scapolo; Umberto Trevisiol (35 anni), muratore, padre di due bimbi; Michele Vuerich (39 anni), detto "Mastro Michele", capomastro muratore; Franco Federici (7 anni), fuggito da una finestra durante i rastrellamenti dalla torre del castello di Torre in Pietra dove viveva con la famiglia. Ernesto Zuccon, fornaio.
Lo stesso D'Acquisto fu forzatamente prelevato dalla caserma da parte di una squadra armata e fu condotto nella piazza principale di Palidoro, dove erano stati radunati gli ostaggi. Fu tenuto un sommario "interrogatorio" nel corso del quale tutti gli ostaggi si dichiararono innocenti. Nella piazza venne anche condotto un altro abitante ritenuto un carabiniere, Angelo Amadio, che sarà l'ultimo testimone del sacrificio del brigadiere. Nuovamente richiesto di indicare i nomi dei responsabili, D'Acquisto ribadì che non ve ne potevano essere, visto che l'esplosione era stata accidentale e che gli ostaggi e gli altri abitanti della zona erano dunque tutti quanti innocenti.
Durante l'interrogatorio dei rastrellati, D'Acquisto fu tenuto separato nella piazza, sotto stretta sorveglianza da parte dei soldati tedeschi e, "quantunque malmenato e a volta anche bastonato dai suoi guardiani, serbò un contegno calmo e dignitoso", come ebbe a riferire in seguito Wanda Baglioni, una testimone oculare. Gli ostaggi e D'Acquisto vennero quindi trasferiti fuori dal paese. Agli ostaggi furono fornite delle vanghe e furono costretti a scavare una grande fossa comune nelle vicinanze della Torre di Palidoro, davanti al mare, per la ormai prossima loro fucilazione. Le operazioni di scavo si protrassero per alcune ore; quando furono concluse fu chiaro che i tedeschi avrebbero davvero messo in atto la loro minaccia.
Le testimonianze sulla morte Secondo la testimonianza di Angelo Amadio:
I tedeschi, infatti, credevano che Amadio fosse un carabiniere e, pertanto, inizialmente ritennero di trattenerlo per farlo assistere all'esecuzione. Evidentemente Salvo D'Acquisto si era accusato del presunto attentato, addossandosi la sola responsabilità dell'accaduto e richiedendo l'immediata liberazione dei rastrellati. I 22 prigionieri furono lasciati liberi e immediatamente si diedero alla fuga, lasciando il sottufficiale italiano, già condannato a morte, dinanzi al plotone d'esecuzione.
Alla fuga si unì immediatamente dopo Amadio, quando riuscì a dimostrare, presentando i suoi documenti, che in realtà era un operaio delle ferrovie e non un carabiniere. Come raccontò nella sua testimonianza resa nel 1957, fece in tempo però mentre correva a sentire il grido Viva l'Italia, lanciato dal carabiniere, seguito subito dopo dalla scarica di un'arma automatica che portava a termine l'esecuzione.
Si girò e vide un ulteriore colpo sparato da un graduato al corpo già riverso per terra. Vide i soldati ricoprire il corpo con il terriccio, spostandolo con i piedi. Il comportamento del militare aveva colpito gli stessi tedeschi, che il giorno dopo, secondo quanto riferito nella testimonianza della Baglioni, le riferirono: "Il vostro Brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte".
La sepoltura Il corpo rimase sepolto lì per una decina di giorni, poi due donne della zona (Wanda Baglioni e Clara Cammertoni) lo dissotterrarono e gli dettero degna sepoltura presso il cimitero di Palidoro.
Nel giugno 1947, nonostante la contrarietà dei 22 scampati alla strage e della popolazione di Palidoro, la madre ottenne di far traslare le spoglie di Salvo D'Acquisto nella sua città natale. Il feretro, giunto a Napoli l'8 giugno 1947, fu esposto in una camera ardente presso la Caserma del Comando Legione Carabinieri Campania per poi essere tumulato il 10 giugno presso il Sacrario Militare di Posillipo.
Il 22 ottobre 1986 le spoglie furono nuovamente traslate nella prima cappella sulla sinistra della Basilica di Santa Chiara di Napoli, dopo essere state onorate in una camera ardente allestita presso la Caserma del Comando Gruppo Carabinieri di Napoli.Virgilio Ilari, "I Carabinieri", Soldiershop Publishing, 2015, ISBN 9788899158071, pag. 57.
Il culto
Nel 1983 fu annunciata dal vescovo Gaetano Bonicelli l'apertura presso l'Ordinariato militare di una causa di beatificazione; di conseguenza al carabiniere napoletano fu assegnato il titolo di "servo di Dio". L'apertura del processo canonico di beatificazione di Salvo D'Acquisto avvenne il 4 novembre 1983 e si concluse il 25 novembre 1991 con la conseguente trasmissione degli atti alla Congregazione delle cause dei santi.
Il 15 ottobre 1987 padre Gaudenzio Dell'Aja fu nominato dal cardinale Corrado Ursi, arcivescovo di Napoli, delegato arcivescovile del Tribunale Ecclesiastico per la ricognizione canonica dei resti mortali di Salvo D'Acquisto, che fu effettuata il 18 ottobre 1987.