Bononia è il nome latino di Bologna, di etimologia incerta e dibattuta fra un'origine celtica e una latina, che la città assunse dopo l'occupazione dei Romani nel 189 a.C., quando il territorio fu strappato ai Galli Boi insediatisi nel corso del IV secolo a.C.

Toponimo L'origine del nome è incerta e oggetto di interpretazioni divergenti. Secondo una prima ipotesi il termine avrebbe radice celtica, da bona ("fondazione", "insediamento fortificato"), con l'aggiunta del suffisso -on-ia; è un tipo toponomastico diffuso in area celtica e nel mondo antico, di cui si citano numerosi paralleli, come Vindobona (l'odierna Vienna), Iuliobona (Lillebonne), Boulogne-sur-Mer, Ratisbona, Banoštor in Serbia e Vidin in Bulgaria.Daniele Vitali, Bononia/Bologna, in , che la giudica però soltanto possibile. Secondo un'altra interpretazione, Bononia sarebbe invece un nome di buon auspicio coniato dai Romani al momento della fondazione della colonia, secondo la consuetudine di attribuire alle nuove fondazioni nomi augurali ispirati alla formula rituale quod bonum faustum felix, in relazione con l'aggettivo bŏnus ("buono").Giancarlo Susini, Bononia/Bologna. Scritti di Giancarlo Susini, Bologna, Pàtron, 2001, p. 76.O. A. W. Dilke, Gli agrimensori di Roma antica, Bologna, Edagricole, 1988, pp. 88-89. Le due letture, che assegnano al nome un valore rispettivamente militare-difensivo (in chiave celtica) e propiziatorio (in chiave latina), vengono spesso richiamate insieme, segno che la questione resta aperta..

Leggenda Esiste anche una leggenda che narra di Felsino, discendente dell'etrusco Ocno (detto anche Bianore, lo stesso leggendario fondatore di Pianoro, Parma e Mantova, di cui parla anche Virgilio), che diede il nome alla città successivamente cambiato dal figlio Bono in Bononia.

Storia Fase etrusca

Prima dell'Invasione celtica della penisola italiana, era una fiorente città etrusca, il cui nome era Felsina. Il toponimo si conservò fino alla conquista romana, e quindi anche durante l'occupazione celtica.

Fase dell'occupazione gallica

Esistono pochissime testimonianze archeologiche, tutte funerarie, che testimoniano della fase di dominazione celtica nel IV e III secolo a.C.. Pertanto, l'importanza della città sotto la dominazione dei Boi può essere solo ipotizzata, sulla base del suo fiorente passato etrusco. Scavi volti a indagare la fase archeologica pre-romana del teatro romano di Bologna, testimoniano di contatti con la Repubblica romana intorno alla metà del III secolo a.C., una situazione simile a quella riscontrabile per Mutina, altro insediamento etrusco, corrispondente all'attuale ModenaDaniele Vitali, Bononia/Bologna, in ..

Secondo la lettura di Daniele Vitali, i ritrovamenti delle necropoli rivelano una duplice presenza etnica, etrusca e celtica: all'interno del sepolcreto si riconoscono nuclei di sepolture separati, che si differenziano per il rituale adottato, in un caso di impronta lateniana e nell'altro etrusco-italica. Il rituale dei Boi prevedeva quasi sempre l'inumazione, con casi sporadici di incinerazione attestati solo dopo la fine del IV secolo a.C.. Sempre durante l'occupazione celtica, i corredi funerari rinvenuti permettono di delineare la presenza di un'élite militare il cui alto status è testimoniato dall'influenza di pratiche simposiache e di cura del corpo di derivazione ellenistica. L'incidenza di questa élite, pari a 1:7, è inferiore a quella riscontrabile nella necropoli di Monte Bibele, dove la componente guerriera incideva per un terzo (1:2).

Lo stesso Vitali descrive peraltro il sistema territoriale come ibrido, boico ed etrusco insieme, e riconosce sul territorio popolazioni di diversa lingua e cultura, fra cui gruppi etruschi, liguri, umbri e celtici, presenti fianco a fianco. La ricerca più recente ha spinto oltre questa revisione: studi archeologici, antropologici e isotopici condotti su necropoli come quelle di Monte Bibele e Monterenzio hanno restituito popolazioni miste ed eterogenee, portando a rileggere in chiave sociale, più che etnica, differenze un tempo interpretate come marcatori di etnie distinte (ad esempio quella fra tombe con e senza armi); al modello dell'invasione con sostituzione di popolazione si tende così a preferire il riconoscimento di forme diversificate di mobilità, diluite nell'arco di oltre due secoli..

Gli scavi compiuti non sembrano indicare un'alta intensità di insediamento urbano dei Boi: questo, se da un lato contrasta con le notizie storiche che parlano di numerose tribù celtiche (112, secondo Catone, Origines), dall'altro è spiegabile con le specificità di insediamento dei Celti, con aggregazioni diffuse sul territorio (pianura e Appennino, in questo caso) e non particolarmente legate agli insediamenti di tipo urbano delle società mediterranee dell'epoca.

Fase della conquista romana

Dopo la definitiva vittoria di P. Cornelio Scipione Nasica sui Galli Boi, il confine dell'Italia romana si spostò lungo la linea tracciata dalla via Emilia. Crebbe pertanto la necessità di istituire una colonia per difendere il nuovo confine. Con Senatus Consultum del 30 dicembre 189 a.C., il Senato di Roma deliberò la fondazione della colonia di Bononia, nello stesso luogo in cui sorgeva la città etrusca Felsina.

In quanto colonia di diritto latino, Bononia era amministrata da magistrati locali e godeva di una certa autonomia amministrativa (fra cui l'esenzione dal pagamento di tributi a Roma), ma era comunque obbligata a fornire truppe a Roma in caso di guerra.Soprintendenza Archeologica dell'Emilia-Romagna, I resti del decumano romano nel centro di Bologna, via Rizzoli, Strada Maggiore

Alla fondazione di questa ed altre colonie nella zona emiliano-romagnola seguì la costruzione di una fitta rete stradale, tra cui la via Emilia, nata nel 187 a.C., voluta dal console Marco Emilio Lepido e Bononia divenne uno dei fulcri della rete viaria romana.

Il centro fu notevolmente ampliato con diversi interventi monumentali quali la costruzione di un primo teatro, una basilica e un complesso templare. Nell'88 a.C., a conclusione delle guerre sociali, Bononia cambiò il suo stato giuridico: da colonia divenne municipio e i suoi cittadini acquisirono la cittadinanza romana, ascritti alla tribù Lemonia, uno dei trentacinque collegi elettorali.

Le guerre civili e la crisi politica che smossero la metà del I secolo a.C. segnarono di fatto la fine della repubblica e diedero avvio, con la morte di Cesare, ad una serie di fatti di guerra, alcuni dei quali si svolsero nella città di Bononia. In un'isoletta del fiume Reno nacque nel 43 a.C. il secondo triumvirato formato da Antonio, Lepido ed Ottaviano che promise grosse ricompense ai veterani. Bononia ne dovette accogliere un buon numero ed a costoro vennero assegnati terreni abbandonati in seguito alle guerre sociali.

Svetonio racconta che nel 32 a.C., dopo che Marco Antonio venne dichiarato da Ottaviano nemico pubblico in occasione della guerra civile degli anni 44-31 a.C.:

L'età imperiale

In età augustea Bononia arricchì l'arredo urbano con oltre 10 chilometri di pavimentazioni stradali stabili. In quel periodo si costruirono anche le fognature e un acquedotto. Quest'ultimo convogliava le acque dal torrente Setta nei pressi di Sasso Marconi e le portava, come avviene tuttora, alle porte della città passando per Casalecchio di Reno con una galleria di 18 chilometri.

Sempre in quel periodo si rinnovarono tanto gli edifici pubblici, con largo uso di marmi, quanto quelli privati, in cui si diffuse l'uso del mosaico. Entrarono in funzione le terme, l'arena e sorsero le prime fabbriche di tessuti. Bononia era costruita in mattoni, selenite e soprattutto legno, e proprio a causa di ciò risultò gravemente danneggiata da un incendio nel 53 d.C. La città fu tuttavia subito ricostruita grazie all'interessamento di Nerone, il quale, fra l'altro, fece ampliare e abbellire il teatro.

L'assetto neroniano rimase largamente invariato fino alla media età imperiale. La crisi politica ed economica che colpì l'impero romano a partire dal tardo III secolo si fece sentire anche a Bononia: in questi anni non solo non si registrarono particolari attività edilizie rilevanti, bensì si verificarono diversi collassi strutturali e demolizioni, che risultarono in un definitivo abbandono di alcuni settori urbani.Centro "Gina Fasoli", Breve storia di Bologna, Verso la crisi

L'età tardoantica La crisi economica e sociale che accompagnò la caduta dell'Impero romano d'Occidente ebbe gravi ripercussioni sulla città, che si spopolò, portando all'abbandono di ampie aree precedentemente urbanizzate, principalmente a ovest e a nord dell'abitato. La città si ritrasse in un'area assai ristretta di circa 20 ettari, racchiusa dalla cosiddetta cerchia di selenite. Questa comprendeva l'area fra le attuali piazze Galileo e Roosevelt (a ovest), il torrente Aposa e l'attuale piazza di porta Ravegnana (a est), le vie Farini e Carbonesi (a sud) e la cattedrale di San Pietro (a nord). Le zone della città romana abbandonata vennero gradualmente spoliate dei materiali di costruzione, per poi divenire aree agricole. Le fonti dei secoli XI e XII indicano tali zone come "civitas rupta antiqua".

Struttura urbanistica

La struttura urbanistica di Bononia seguiva il classico modello reticolato romano ed è facilmente riscontrabile anche oggigiorno. Il cardine massimo (strada principale da nord a sud) era l'odierno tratto da via Galliera a via Val d'Aposa, che si incrociava con il decumano massimo (strada principale da est a ovest), l'odierno tratto da via Rizzoli a via Ugo Bassi. Il decumano massimo era il tratto della via Emilia che attraversava la città di Bononia. Parallelamente alle due strade principali furono tracciati sette cardini e nove decumani i quali, incrociandosi, formavano degli isolati rettangolari al cui interno si costruivano le abitazioni e gli edifici pubblici.Centro "Gina Fasoli", Breve storia di Bologna, Bononia dal I sec. a. C. al II sec. d. C.

Il foro cittadino si trovava nell'area di incrocio dei due principali assi viari, probabilmente nei pressi dell'attuale Palazzo Comunale, dove vi era anche una basilica (tuttora parzialmente visibile nei sotterranei della Sala Borsa). Il ritrovamento di basamenti in selenite di due templi (uno di età repubblicana e uno di età imperiale) nei pressi di via Porta di Castello suggerisce la presenza di un'area sacra a nord del foro. Ad ovest di quest'ultima vi era invece il macellum, ovvero il mercato principale della città (oggi sotto l'Hotel Baglioni, fra via Indipendenza e via Manzoni). Il teatro si trovava in posizione leggermente periferica, nell'angolo sud-occidentale del perimetro cittadino, oggi fra via dei Carbonesi e via Val d'Aposa.

A partire dall'età augustea si venne a sviluppare una periferia (suburbio) all'esterno del perimetro urbano, di natura sia residenziale che produttiva, sintomo di uno sviluppo economico e demografico. Qui si trovavano, secondo la tradizione romana, anche zone funerarie e un anfiteatro (presumibilmente presso l'attuale chiesa dei Santi Vitale e Agricola in Arena). Successivamente, nel luogo dove oggi si trova la chiesa di Santo Stefano, venne costruito un tempio dedicato a Iside.Centro "Gina Fasoli", Breve storia di Bologna, Il suburbio

La città fu dotata dai romani anche di un acquedotto, proveniente dal fiume Setta a 18 km di distanza, ripristinato nel XIX secolo e tuttora funzionante. L'acqua sgorgava in città attraverso fontane, alcune delle quali monumentali, come quella a forma di ninfeo ritrovata fra via Orefici e via Rizzoli nel 1912 durante gli scavi per la costruzione di Palazzo Ronzani.Centro "Gina Fasoli", Breve storia di Bologna, Fontana pubblica di Bononia

I confini I confini della città erano definiti da torrenti e canali.