LIscrizione di san Clemente e Sisinnio, databile intorno alla fine dell'XI secolo, si trova nella basilica di San Clemente al Laterano ed è uno dei primi esempi di volgare in Italia utilizzato con intento artisticoAngelo Monteverdi, « L’iscrizione volgare di San Clemente », in Saggi neolatini, Rome, Storia e Letteratura, 1945, p.71..

L'iscrizione L'iscrizione descrive il dialogo di quattro personaggi raffigurati nell'affresco cui si riferisce. L'episodio è tratto dalla Passio Sancti Clementis: Sisinnio ordina ai suoi servi di trascinare in prigione san Clemente, ma questi è stato liberato da Dio che, resi ciechi i due servitori, fa in modo che non trascinino il santo ma una pesante colonna, senza avvedersene.

Diverse sono le lezioni sull'attribuzione delle frasi ai personaggi; la seguente è tra le più accreditate: SISINIUM: "Fili de le pute, traite". GOSMARIUS: "Albertel, trai". ALBERTELLUS: "Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!" SANCTUS CLEMENS: "Duritiam cordis vestris, saxa traere meruistis". Accettando questa lezione, la traduzione in lingua italiana contemporanea sarebbe la seguente: SISINNIO: "Figli di puttana, tirate!" GOSMARIO: "Albertello, tira!". ALBERTELLO: "Mettiti dietro a lui col palo, Carboncello!". SAN CLEMENTE: "A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare sassi".

La presenza di parole che, poste vicino alle sagome dei personaggi, rappresentano il suono del loro parlato è un espediente che secoli dopo diverrà usuale nel fumettoIgnazio Baldelli nella Letteratura italiana edita da Einaudi la definisce Un vero e proprio "fumetto" in volgare posto in bocca ai personaggi..

Analisi linguistica Sisinnio e i suoi uomini si esprimono in volgare, mentre San Clemente si esprime in latino. La lingua dell'iscrizione è particolarmente importante in quanto accosta con intento contrastivo il latino posto in bocca al santo e il volgare romanesco posto in bocca a Sisinnio e ai suoi servitori: questo espediente, volto a sottolineare la distanza che corre tra il santo cristiano e gli altri tre personaggi, rozzi e pagani, documenta in forma scritta delle espressioni della lingua parlata a Roma alla fine dell'XI secolo.

La frase di Clemente è scritta in un latino imbastardito (la desinenza in accusativo di duritiam, che, essendo complemento di causa, sia in latino medievale sia in latino classico sarebbe espresso con l'ablativo, e la forma vestris, parola che regolarmente esce in -i al genitivo). A livello di ortografia anche nella frase di Clemente, come in quelle degli altri personaggi, il verbo latino trahere è scritto senza la h intervocalica.

Nella frase di Albertello si notano questi fenomeni: il doppio clitico ("fa' te dietro a lui") in seconda posizione della frase secondo la Legge Tobler-Mussafia; il vocativo Carvoncelle documenta l'avvenuto passaggio da /rb/ a /rv/ nella parlata romanesca.

Note

Bibliografia Romano Luperini, Pietro Cataldi, Lidia Marchiani, Franco Marchese, il nuovo La scrittura e l'interpretazione, volume I, Palumbo editore, ISBN 978-88-8020-843-3 Bruno Migliorini, Storia della lingua italiana, ed. Bompiani, Milano, 2007 (XII edizione; originariamente pubblicato per Sansoni nel 1960), ISBN 978-88-452-4961-7 Francesco Bruni, L'italiano. Elementi di storia della lingua e della cultura. Testi e documenti, UTET, 1984, ISBN 88-02-03808-2 Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi, Filologia, linguistica, stilistica in Letteratura italiana, Volume IV, Einaudi Torino 1985, Voci correlate Iscrizione della catacomba di Commodilla Lingua volgare Basilica di San Clemente al Laterano

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Categoria:Storia della letteratura italiana