Ordinato sacerdote nel 1968 e consacrato vescovo nel 1992 da papa Giovanni Paolo II, ha ricoperto numerosi incarichi nella Chiesa, tra cui quello di segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e di nunzio apostolico negli Stati Uniti d'America. Si è ritirato da ogni incarico nel 2016 al compimento del 75º anno di età, come previsto dalle norme canoniche.

Nell'agosto 2018, ha pubblicato una lettera in cui chiedeva le dimissioni di papa Francesco, accusandolo di aver coperto il cardinale Theodore McCarrick, colpevole di aver abusato sessualmente di alcuni seminaristi. La medesima accusa è stata mossa contro Viganò stesso, sulla base di un rapporto pubblicato dalla Segreteria di Stato della Santa Sede nel 2020. Le accuse riportate nella sua lettera furono successivamente smontate, ma Viganò riuscì a conservare il sostegno dell'ala tradizionalista e di estrema destra basata negli Stati Uniti d'America.

Successivamente ha portato una rinnovata serie di accuse a Bergoglio, arrivando ad accusarlo di essere «dalla parte del Nemico», e guidare con un «falso magistero» una Chiesa che vuole essere «braccio spirituale del Nuovo Ordine Mondiale e fautrice della Religione Universale» per rendere concreto «il piano della Massoneria e la preparazione dell’avvento dell’Anticristo».

Durante la pandemia, ha sostenuto le tesi no-vax, secondo cui la «psicopandemia» e la conseguente vaccinazione non fossero altro che passi nella direzione di una «dittatura sanitaria»; ha anche sostenuto la tesi del «Great Reset», elaborata e sostenuta dal gruppo di estrema destra QAnon.

Ha inoltre fondato l'associazione Exsurge Domine per fornire sostegno al clero, ai laici e ai religiosi sanzionati dalla gerarchia cattolica a causa delle loro posizioni tradizionaliste; ha poi fondato a Viterbo il Collegium Traditionis, un seminario cattolico tradizionalista avente lo scopo di formare seminaristi non disposti ad accettare «gli errori del Concilio Vaticano II o le deviazioni di Bergoglio».

Il rigetto dell'autorità del Papa e del Concilio Vaticano II ha portato alla scomunica latae sententiae di Viganò, formalmente proclamata dal Dicastero per la dottrina della fede nel luglio 2024.

Biografia Nasce a Varese, città capoluogo di provincia nell'arcidiocesi di Milano, il 16 gennaio 1941. Ha un fratello, Lorenzo, che è sacerdote a sua volta, e una sorella, Rosanna.

Il 24 marzo 1968 è ordinato presbitero dal vescovo Carlo Allorio per la diocesi di Pavia.

Nel 1989 viene nominato Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa.

Ministero episcopale Il 3 aprile 1992 viene nominato nunzio apostolico in Nigeria e arcivescovo titolare di Ulpiana da papa Giovanni Paolo II. Il 26 aprile seguente riceve l'ordinazione episcopale, nella basilica di San Pietro in Vaticano, per imposizioni delle mani dello stesso pontefice, co-consacranti i cardinali Franciszek Macharski e Angelo Sodano.

Il 4 aprile 1998 è nominato delegato per le Rappresentanze pontificie nella Segreteria di Stato della Santa Sede.

Il 16 luglio 2009 viene trasferito all'ufficio di segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, presieduto dal cardinale Giovanni Lajolo. La sua gestione, attraverso procedure contabili centralizzate e verificabilità dei costi, ha portato da un deficit equivalente ad oltre 10 milioni di dollari del 2009 a raggiungere un saldo positivo equivalente a circa 44 milioni di dollari l'anno successivo. In questa posizione diede inizio a diverse indagini su presunti appalti irregolari nella Chiesa. Insistenti voci lo volevano allontanato da questo incarico per attriti con vari elementi di spicco del Vaticano, e il 19 ottobre 2011 fu nominato nunzio apostolico negli Stati Uniti d'America: dopo la nomina, Viganò scrisse a papa Benedetto XVI, lamentando «profondo dolore e amarezza» per una decisione che riteneva essere una punizione nei suoi confronti.

Resta in carica come nunzio fino al 12 aprile 2016, quando, dopo aver presentato le dimissioni come prescritto al compimento dei 75 anni, viene annunciata la nomina del suo successore.

Stemma

Lo sfondo dello stemma riprende l'antico blasone della famiglia lombarda dei Viganò che era fasciato d'oro e d'azzurro. Il motto in latino Scio Cui credidi ("So in Chi ho creduto") è tratto dalla Seconda lettera a Timoteo (2 Tim. 1, 12).

Controversie

L'eredità paterna Nel 2018 è stato condannato da un tribunale a pagare a uno dei suoi fratelli, don Lorenzo Viganò, sacerdote disabile, un maxi-risarcimento di quasi due milioni di euro, oltre gli interessi legali e le spese processuali, per aver gestito da solo i proventi dei beni immobili ricevuti in eredità dal padre.

Una lettera dei fratelli Viganò recante data 20 marzo 2013 e pubblicata sul blog di Aldo Maria Valli, esponente del tradizionalismo cattolico, affermava invece che il fratello sarebbe stato manovrato da non meglio specificati soggetti allo scopo di distruggere il nome della famiglia.

Lettere rivelate da Vatileaks In una lettera riservata datata 8 maggio 2011 e indirizzata al Segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone (resa pubblica per la prima volta in esclusiva da Il Fatto Quotidiano, con un articolo di Marco Lillo del 27 gennaio 2012), monsignor Viganò faceva i nomi di diverse personalità operanti nella Santa Sede che avrebbero macchinato per metterlo in cattiva luce presso lo stesso Segretario di Stato: il pretesto, aver rivelato fenomeni di corruzione dentro la Chiesa, a tal punto da indurre Bertone a mutare la considerazione di stima nutrita verso Viganò fino a metterne in discussione perfino l'incarico presso l'organo del Governatorato. Di altre lettere inviate da Viganò a papa Benedetto XVI, il 4 aprile del 2011, o a Bertone, il 27 marzo 2011, in cui mostrava dissenso e stupore verso la notizia circolante in merito alla sua eventuale rimozione, viene data notizia dalla trasmissione Gli Intoccabili, trasmessa da LA7 il 25 gennaio 2012, e condotta da Gianluigi Nuzzi.

La presidenza del Governatorato della Città del Vaticano ha dichiarato infondate le asserzioni contenute nelle lettere pubblicate.

Lettera sul caso McCarrick

Il 26 agosto 2018, Viganò pubblica su vari organi di informazione (in Italia sul quotidiano La Verità e sul blog del vaticanista Aldo Maria Valli) un dossier di una decina di pagine, in cui sostiene che i vertici della Chiesa cattolica, compreso papa Francesco, erano da anni a conoscenza degli abusi sessuali del cardinale americano Theodore Edgar McCarrick e che l'hanno coperto a lungo, prima che fosse finalmente sospeso. Viganò ha anche reclamato le dimissioni del Papa. Il pontefice ha dichiarato di non voler rispondere alle accuse, affermando che il documento parla da sé, e ha invitato i giornalisti a farsi un'opinione e a giudicare in modo libero a partire dalla lettura del dossier.

Sulla questione sono intervenuti numerosi prelati soprattutto statunitensi, alcuni con accenti più critici verso le accuse, altri più possibilisti. Fra i primi, il cardinale Donald William Wuerl, arcivescovo di Washington, il cardinale Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, il cardinale Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago (gli ultimi due oggetto di accuse da parte di Viganò), e monsignor Robert Walter McElroy, vescovo di San Diego.

Fra i più favorevoli, invece, con posizioni variegate, il cardinale Daniel DiNardo, presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti d'America, monsignor Thomas John Joseph Paprocki, vescovo di Springfied in Illinois, monsignor Jean-François Lantheaume, già primo segretario alla nunziatura e citato come testimone da monsignor Viganò, monsignor Thomas Olmsted, vescovo di Phoenix, il cardinale Raymond Leo Burke, monsignor David Austin Konderla, vescovo di Tulsa, monsignor Joseph Edward Strickland, vescovo di Tyler, e monsignor Robert Charles Morlino, vescovo di Madison.

Per chiarire e difendere la sua posizione, Viganò ha concesso nel 2018 un'intervista al giornalista Aldo Maria Valli, esponente del tradizionalismo cattolico.

Dopo la presa di posizione sul caso McCarrick, ha iniziato a curare personalmente la propria incolumità, rilasciando quasi esclusivamente interviste registrate da località riservate.

Accuse nei confronti di papa Francesco Viganò ha dichiarato che nel 2007 fu egli stesso a scrivere un secondo memoriale che includeva del materiale dell'esperto di abusi sessuali del clero, Richard Sipe. Viganò disse che fu a fronte di questa lettera che papa Benedetto XVI nel 2009 o nel 2010 pose severe restrizioni sui movimenti di McCarrick e sul suo ministero pubblico, non permettendogli di uscire oltre il seminario dove viveva e non permettendogli di celebrare la messa in pubblico. Malgrado ciò, secondo Viganò, papa Francesco avrebbe rimosso queste sanzioni ed avrebbe reso McCarrick "suo fidato consigliere", anche se Francesco "sapeva almeno dal 23 giugno 2013 del comportamento di McCarrick. Sapeva che era un uomo corrotto e lo ha coperto sino alla fine".

Nella lettera contenente queste accuse, Viganò disse inoltre che papa Francesco e tutti coloro che avevano coperto la condotta di McCarrick avrebbero dovuto dimettersi. Viganò disse: "In questo momento estremamente drammatico per la chiesa universale, Lui [papa Francesco] deve riconoscere i propri errori e, facendo fede ai principi proclamati di tolleranza zero, papa Francesco deve essere il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che coprirono gli abusi di McCarrick e rassegnarsi con loro... Dobbiamo abbattere la cospirazione del silenzio con la quale vescovi e preti si sono vicendevolmente protetti a spese della loro fede, una cospirazione del silenzio che agli occhi del mondo rischia di mostrare la chiesa come una setta, una cospirazione del silenzio non dissimile da quella che si trova nella mafia".

Accuse contro altri Nella sua lettera, Viganò ha accusato anche tre segretari di Stato vaticani consecutivi, i cardinali Angelo Sodano, Tarcisio Bertone e Pietro Parolin, i quali sapevano a sua detta dei comportamenti di McCarrick ma non fecero nulla contro di lui. Viganò ha anche fatto il nome di molti alti prelati che sapevano delle restrizioni imposte da papa Benedetto su McCarrick, tra cui i cardinali Donald William Wuerl, Edwin Frederick O'Brien, Renato Raffaele Martino, William Joseph Levada, Marc Ouellet, Lorenzo Baldisseri, Leonardo Sandri, Fernando Filoni e Giovanni Angelo Becciu, l'arcivescovo Ilson de Jesus Montanari e il vescovo Robert Walter McElroy. La lettera di Viganò evidenzia come questi cardinali e prelati sapessero della condotta sessuale di McCarrick con alcuni giovani seminaristi; non evidenzia però che si sapesse degli abusi di McCarrick su minori.

Viganò riportò inoltre come McCarrick abbia a sua detta "orchestrato" le nomine di Blase Cupich ad arcivescovo di Chicago e di Joseph William Tobin ad arcivescovo di Newark.

Viganò è stato un punto di riferimento del movimento no-vax che vedeva nel vaccino anti-COVID e nell'esclusione dei non vaccinati un complotto della Massoneria, Commissione Trilaterale, famiglia Rothschild, George Soros, alti prelati, fra gli altri. Viganò ha aspramente criticato il Nuovo Ordine Mondiale, il Grande reset dei poteri forti per imporre un'unica religione universale senza Cristo, il deep State e la deep Church (nome da lui coniato per definire la parte corrotta della gerarchia cattolica che sarebbe devota a Satana).

Impatto della lettera sui media