Le Sei suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach (BWV 1007-1012) sono tra le più note e più virtuosistiche opere scritte per violoncello, e si ritiene generalmente che sia stato Pau Casals a dare loro fama..Margaret Campbell, Violoncello in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, a cura di Stanley Sadie, 2001.. Furono scritte fra il 1717 e il 1723 presumibilmente per uno dei violoncellisti che all'epoca lavoravano alla corte di Köthen., ma vi sono anche ragioni per supporre che le ultime suites siano state concepite indipendentemente, forse per strumenti diversi dal violoncello.
Storia La nascita delle suite
Furono probabilmente composte nel periodo 1717–1723, quando Bach fu kapellmeister a Köthen; l'uniformità e la coerenza di queste opere suggerisce che possano essere state concepite insieme o consequenzialmente, presumibilmente per uno dei violoncellisti di Köthen, come Christian Bernhard Linigke o Christian Ferdinand Abel, assai più noto come gambista.. È impossibile stabilire una esatta e precisa cronologia delle suites, non vi sono dati certi riguardo all'ordine con cui furono concepite e/o se fossero state scritte prima o dopo le Sonate e partite per violino solo. In ogni caso, gli studiosi – basandosi su un'analisi comparata degli stili di queste diverse opere – ritengono che le suites per violoncello furono scritte per prime, datandole prima del 1720, l'anno indicato sulla copertina della copia autografa di Johann Sebastian Bach delle Sonate e partite per violino solo...
Queste opere sono particolarmente significative nella storia degli strumenti ad arco: mentre fino al tempo di Bach era consuetudine che il violoncello suonasse parti di accompagnamento e le parti più melodiche nello stesso registro venivano affidate a strumenti della famiglia della viola da gamba, in queste suites, come in parti dei concerti brandeburghesi, al violoncello è affidata una parte da solo. Si può ritenere Bach un innovatore che favorisce il soppianto della viola da gamba, ma alcuni suppongono anche che sia probabile che Bach avrebbe fatto questo perché si trovò in difficoltà nel dare parti virtuosistiche alla viola da gamba.. Infatti il principe Leopoldo di Anhalt-Köthen, presso cui lavorava in quel momento, era un gambista e suonava le opere di Bach, ma non era un particolare virtuoso, sicché potrebbe essere risultato difficile dare alla viola da gamba parti complicate, quindi Bach, non avendo la possibilità di scrivere parti complesse per la viola da gamba, avrebbe scritto opere più ambiziose per il violoncello..
Dopo Bach Già mentre Bach è in vita vengono copiati numerosi manoscritti delle suites, tuttavia esse non divengono mai un pezzo largamente conosciuto; la prima edizione stampata delle suites, curata da Louis Pierre Norblin, è edita dalla casa editrice Janet et Cotelle a Parigi nel 1824. In questa edizione dell'opera si nota che la destinazione e la considerazione delle suites cambia e per molto tempo le si ritiene non danze od opere virtuosistiche ma studi., tanto che sul frontespizio della prima edizione è scritto Sonates ou ÉtudesIl frontespizio recita (cfr e ) .
Il recupero da parte di Casals
Nonostante Robert Schumann avesse scritto un accompagnamento pianistico per le suites, esse non erano largamente conosciute prima del XX secolo. Nel Novecento, divennero conosciute grazie all'opera di Pau Casals che, all'età di 13 anni, trovò l'edizione delle suites a cura di Grützmacher durante una raccolta di beneficenza a Barcellona e iniziò a studiarle. Tuttavia, non volle eseguirle in pubblico fino al 1925, all'età di 48 anni, e successivamente accettò di inciderne la prima registrazione assoluta. La loro popolarità crebbe costantemente da allora e la registrazione di Casals è ancora disponibile tutt'oggi.
Dalla seconda parte del XX secolo
Oggi le suites costituiscono una delle più grandi opere per violoncello e, dopo il recupero da parte di Casals, quasi ogni violoncellista aspira a suonarle nel miglior modo possibile, notissimi violoncellisti come Mstislav Rostropovich, Emanuel Feuermann, Pierre Fournier, Jacqueline du Pré, Paul Tortelier, André Navarra, Yo-Yo Ma, Gregor Piatigorsky, Mischa Maisky, János Starker, Anner Bijlsma, Heinrich Schiff, Pieter Wispelwey e Mario Brunello ne hanno registrato esecuzioni. Yo-Yo Ma vinse il Best Instrumental Soloist Grammy Award nel 1985 per il suo album "Six Unaccompanied Cello Suites" mentre Mischa Maisky ha venduto più di copie della sua registrazione delle suites, molto al di sopra delle vendite medie della musica classica. Celeberrima fu l'esecuzione improvvisata durante la caduta del Muro di Berlino di Mstislav Rostropovich che fece il giro del mondo di tutte le televisioni.. Non mancano nemmeno esecuzioni in luoghi suggestivi come l'esecuzione delle suites fatta da Mario Brunello sul Fuji nel 2007, per - secondo Brunello - avvicinarsi di più all'assoluto e alla perfezione. Parti delle suites inoltre furono suonate da Yo-Yo Ma per il funerale del senatore statunitense Edward Kennedy e nel settembre 2002 durante l'anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001.
Filologia e controversie interpretative Manoscritti ed edizioni critiche Differentemente dalle Sonate e partite per violino solo di Bach, poiché per queste suites non rimangono manoscritti autografi, è difficile sviluppare una edizione critica; esistono però manoscritti non autografi.:
una copia manoscritta di Anna Magdalena Bach probabilmente per un allievo di Bach, Georg Heinrich Ludwig Schwanenberger, conservata presso la Staatsbibliothek di Berlino. Questo manoscritto presenta numerose discrepanze con lo stile delle altre opere per archi di Bach, in particolar modo per il fraseggio, le arcate e le articolazioni; Anner Bijlsma in Bach, The Fencing Master. spiega come, secondo lui, tali discrepanze possano invece essere frutto dell'ingegno di Bach e sostiene che questo manoscritto possa essere una copia perfetta di un eventuale originale, tuttavia l'ambiguità (a volte anche in termini di grafia) del manoscritto e l'assenza di copie autografe non permette risposte certe. L'edizione delle suites curata da August Wenzinger. si basa interamente su questo manoscritto. Il frontespizio di questo documento riporta
una copia manoscritta fatta da Johann Peter Kellner, amico e allievo di Johann Sebastian Bach, e maestro di cappella a Grafenrode in Turingia, conservata nella Staatsbibliothek di Berlino. Si tratta della copia più antica delle suites di cui siamo venuti in possesso, tuttavia, data l'incompiutezza - con spesso numerose omissioni - del manoscritto in molte sue parti, si ritiene che tale copia sia stata fatta da una bozza delle suites e assolvesse esigenze di studio del suo proprietario. Il frontespizio recita
mentre la conclusione del manoscritto recita Soli Deo Sit Gloria (Sia gloria all’unico Dio). un manoscritto della seconda metà del XVIII secolo comprendente un'ampia collezione di opere di Johann Sebastian Bach e una fuga di Carl Heinrich Graun, copiato da due differenti copisti anonimi appartenuto probabilmente a Johann Christoph Westphal, organista ed editore di Amburgo, conservato anch'esso preso la Staatsbibliothek di Berlino. Sul frontespizio è scritto
un manoscritto della fine del XVIII secolo, che si trova nella Biblioteca nazionale di Vienna. Viene usata come fonte secondaria anche la prima edizione stampata delle suites, curata da Louis Pierre Norblin e edita dalla casa editrice Janet et Cotelle a Parigi nel 1824, che, secondo il suo frontespizio, sarebbe basata su un manoscritto autografo trovato da Norblin stesso e dopo la sua morte perduto. Per la quinta suite, è possibile utilizzare come fonte la BWV 995, versione per liuto della stessa suite, pervenuta in un manoscritto autografo di Johann Sebastian Bach.
L'analisi di tutte queste fonti secondarie, in particolare della copia manoscritta di Anna Magdalena Bach, ha permesso di ricostruire un insieme di possibili archetipi, anche se mancanti di legature di portamento e altre articolazioni. Così esistono diverse interpretazioni delle suites, e non una sola edizione critica accettata, e anzi sono state scritte dal 1825 sino al 2000 più di 82 edizioni critiche diverse.
In aggiunta, il professor Martin Jarvis della Charles Darwin University School of Music, a Darwin, Australia pone dubbi anche sulla paternità dell'opera: ritiene che Anna Magdalena Bach stessa abbia scritto le sei suites, anche se molti musicologi e musicisti, vista la difficoltà di trovare evidenti conferme a tali ipotesi, rimangono scettici su questo..
Strumenti
Le variazioni nel corso della storia dei significato attribuiti ai termini musicali rendono arduo determinare esattamente quali fossero gli strumenti "che Bach intendeva" che suonassero nelle suites, cosicché su quest'argomento vi sono numerose interpretazioni, tuttavia in genere si ritiene che di tali suite solo la sesta - scritta esplicitamente per uno strumento a cinque corde - possa essere stata scritta per strumenti diversi dal violoncello come il violoncello piccolo..
Nel passato, stando a ricostruzioni storiche, generalmente si riteneva che la sesta suite potesse essere stata scritta per la viola pomposaPhilipp Spitta, Johann Sebastian Bach: His Work and Influence on the Music of Germany, 1685-1750 vol. II, 8ª ed., Dover Publications, 1992, p. 100. ISBN 978-0-486-27413-3., che, secondo testimonianze storiche attribuite a Franz Benda, pare essere stato inventata da Bach stesso.. Tuttavia gli stessi studi su questo strumento.Curt Sachs, The History of Musical Instruments, Norton, New York, 1940.. e sulla sua storia. rendono più inverosimile tale tesi, tanto che Mark Mervyn Smith avanza l'ipotesi che verso la fine del XVIII secolo si sia cominciato a dare il nome di viola pomposa, che fino a quel momento era stato utilizzato per uno strumento di tessitura alta, al violoncello piccolo a 5 corde..
Si avanzano anche ipotesi più originali, che però spesso trovano poche conferme in ambito musicologico; per esempio, Dmitry Badiarov ha ipotizzato che tutte le suites siano state scritte per violoncello da spalla o per violoncello piccolo.; Sigiswald Kuijken e Ryo Terakado hanno registrato tutte le suites con un violoncello da spalla.
Interpretazioni e prassi esecutive Nella musica anteriore al XIX secolo, la scrittura musicale non includeva molti dei segni di interpretazione che si ritrovano usualmente negli spartiti più recenti., in relazione a una diversa ripartizione dei ruoli fra compositore ed esecutore.. I brani musicali manoscritti, d'altra parte, erano spesso trasmessi direttamente dal compositore all'esecutore a cui erano destinati (quando fosse diverso dal compositore stesso) o a copisti, che spesso nel caso di Bach erano la moglie e gli allievi. A differenza delle opere a stampa, le sporadiche indicazioni per l'esecuzione che si ritrovano sui manoscritti, assumono un valore completamente diverso quando si possono ritenere scritte dal compositore, rispetto a quando si tratta di aggiunte di altri esecutori o copisti. L'assenza di manoscritti autografi dell'autore assume dunque rilevanza in questo campo.