Dopo la morte di suo zio Leonida (caduto nella battaglia delle Termopili), assunse la reggenza della polis a causa della minor età di Plistarco.
Biografia La reggenza di Sparta In realtà alla morte di Leonida divenne dapprima reggente, per la famiglia Agiade a Sparta, il padre di Pausania, Cleombroto (ultimo dei quattro fratelli figli del re Anassandrida II): la legge spartana infatti prevedeva che il reggente dovesse essere lo zio più anziano ancora in vita. Questi però morì pochi mesi dopo, mentre riportava a Sparta le truppe che presidiavano l'istmo di Corinto durante la costruzione del noto muro difensivo. Divenne così reggente il suo primogenito Pausania. Carriera militare Nel 479 a.C. dopo la dura vittoria navale di Salamina ad opera dei Greci, Pausania fu il condottiero che, nella battaglia di Platea in Beozia, sconfisse i Persiani guidati da Mardonio, il generale incaricato da Serse di sottomettere la Grecia. Messi in fuga i Persiani pose l'assedio a Tebe, costringendo l'assediata a deprecare l'appoggio dato a Serse.
Nella sua energica azione Pausania era probabilmente spinto anche dal desiderio e dalla necessità di vendicare la propria famiglia per l'uccisione dello zio Leonida I alle Termopili da parte dei PersianiErodoto,Storie, VII, 114: Ora mentre Mardonio stava raccogliendo il suo esercito e Serse si trovava in Tessaglia, arrivò da Delfi ai Lacedemoni un oracolo che li esortava affinché chiedessero giustizia a Serse per l'assassinio del (loro re) Leonida (in battaglia l'ordine era di catturare i re o i generali non di ucciderli e tagliare loro la testa, come ordinò Serse per Leonida, ndt.) e prendessero qualsiasi cosa egli avesse loro offerto. Gli Spartani inviarono velocemente un ambasciatore. Questi trovò l'esercito ancora indiviso in Tessaglia, si presentò e Serse e parlò in questo modo: "I Lacedemoni e gli Eraclidi di Sparta chiedono a te, re dei Medi, di pagare un'ammenda per la morte del loro re, da te ucciso mentre difendeva i Greci" a queste parole il re Serse rise e, dopo un lungo silenzio, egli indicò Mardonio che per caso si trovava vicino a lui e disse: "Allora c'è qui Mardonio che pagherà ciò che dite di tale ammenda a loro risarcimento" e per questo probabilmente volle accanto a sé a Platea come comandante degli alleati un altro membro della famiglia, il cugino Eurianatte, figlio di DorieoErodoto, Storie, IX, 10. Questo ruolo di vendicatore degli Spartani e degli Eraclidi (Leonida I e Pausania erano della famiglia reale Agiade, discendente da Eracle) testimoniato da Erodoto, era sicuramente riconosciuto a Pausania anche dai suoi concittadini ed alleatiErodoto, Storie, IX, 78, 1-2: C'era nell'esercito a Platea un certo egineta di nome Lampone, figlio di Pitea, figlio di un notabile di Egina. Egli affrettò il passo verso Pausania per un consiglio veramente oltraggioso e quando fu vicino a lui, gli disse: "Figlio di Cleombroto, tu hai compiuto gesta di ineguagliabile grandezza e gloria; gli dei, per la salvezza della Grecia, ti hanno concesso di vincere una fama più grande di qualunque greco conosciuto. Ma ora tu dovrai finire ciò che resta da fare in modo che la tua fama diventi ancora più grande e tale che nessun barbaro da ora in poi tenti temerarie imprese contro i Greci. Quando Leonida fu ucciso alle Termopili, Mardonio e Serse tagliarono la sua testa e la conficcarono in un palo; prenditi una rivincita su di loro ed avrai le lodi degli Spartani e di tutti i Greci. Per questo impala Mardonio ed avrai vendicato tuo zio Leonida. Questo è quanto Lampone disse pensando di compiacerlo. Pausania rispose comunque a lui come segue: "Egineta, ti ringrazio per la tua benevolenza ed i tuoi auguri ma tu hai passato il segno del giusto giudizio. Prima esalti me e la mia patria e le mie gesta, ma poi mi insulti con delle fandonie quando mi esorti ad offendere la morte e mi dici che avrò più lodi se così farò. Questo è un atto più adatto per barbari che non per Greci e tale che noi lo consideriamo degno di censura anche fra i barbari .... Per questo nel 478 a.C. verrà posto al comando della flotta ellenica sostituendo l'altro re, l'europontide Leotichida, anche se questi era stato il vincitore della battaglia di capo Micale. Con questo incarico libererà le città greche a Cipro e Bisanzio, indebolendo la potenza navale persiana nell'Egeo. Ma il rapporto fra gli Ioni, ora liberi dai Persiani e vicini agli Ateniesi, e gli Spartani che avevano il comando non durò a lungo. Pausania fu accusato dagli alleati di comportamenti tirannici e di aver assunto atteggiamenti simili a quelli di un principe orientale e si insinuò anche di presunti contatti con i Persiani. Fu richiamato in patria e subì un processo e venne condannato solo per le offese commesse sul piano privato contro alcune persone, ma delle accuse più gravi fu assolto. I confederati lo sostituirono comunque con lo stratega ateniese Cimone al comando della coalizione greca. Anche quando gli spartani inviarono il generale Dorcide ed altri comandanti per sostituire Pausania i confederati si rifiutarono di ceder loro il comando generale. Sparta colse l'occasione per ritirarsi dal conflittoTucidide, La guerra del Peloponneso, libro I, 95 . A Pausania non furono più affidati incarichi fuori da Sparta, ma egli, con una trireme di Ermione, tornò nell'Ellesponto, senza l'approvazione degli Spartani (rinunciando così alla reggenza che fu assunta dal fratello Nicomede) per proseguire come privato la guerra contro la Persia. Conquisterà Bisanzio, da cui però fu scacciato dalla flotta confederata agli ordini di Cimone nel 471 a.C. e si ritirerà a Colone nella TroadeTucidide, La guerra del Peloponneso, libro I, 128 . Fu di nuovo richiamato a Sparta (circa 471-469 a.C.) su segnalazione degli alleati e fu accusato di preparare un colpo di stato con l'aiuto degli Iloti e contro l'eforato, ma anche da queste accuse fu assolto.
Gli efori però continuarono a sorvegliarlo e ad indagare su di lui finché un suo amico, Argilio, non mostrò loro un carteggio fra Pausania ed il Gran Re di Persia, Serse. Pausania fu così condannato a morte per medismo, ma un'attenta analisi storiografica moderna sulle prove di accusa - riferite da Tucidide - pone gravi dubbi sulla loro autenticità.
Tucidide e le lettere di Pausania I passi di Tucidide in cui si fa riferimento alle lettere di Pausania a Serse (Tucidide, La guerra del Peloponneso, I, 128-129 e 132-133) pongono due problemi. Il primo, da tempo affrontato dalla ricerca storiografica, è quello della loro autenticità o meno; il secondo, che discende dal primo, è il perché, se le si considera false, Tucidide abbia a loro dedicato una così ampia citazione.
Sul primo punto esiste già una tradizione storiografica che ritiene che si tratti di falsi. Già false le aveva considerate il prof. H. Reuther nel 1902 nel suo saggio sull'argomento (Pausanias, Sohn des Kleombrotos, Führer der Griechen, in den Kämpfen gegen die Persen von der Schlacht bei Platää bis zur Eroberung von Bysanz), ma la prima discussione approfondita verrà pubblicata nel 1916 dal prof. K.J. Beloch in Griechische Geschichte, da questa data in poi numerosi altri studiosi hanno affrontato il problema portando nuove considerazioni in favore della falsità delle lettere. Alcuni di questi argomenti possono essere così schematicamente riassunti.
Pausania non avrebbe avuto il tempo di spedire le lettere e ricevere risposta nel breve tempo trascorso dalla sua cacciata da Bisanzio. Argilo afferma di essersi convinto a denunciare Pausania dopo aver letto nella lettera a lui affidata (che aveva segretamente aperto) che il latore della lettera doveva venir soppresso come gli altri in precedenza mentre questi erano in realtà ancora vivi. È improbabile che Pausania da una parte fosse così crudelmente prudente da raccomandare ai Persiani di sopprimere i suoi amici incaricati di portare le missive mentre dall'altra fosse così imprudente da conservarne copia presso di sé. Il contenuto della lettera di Pausania a Serse ha contenuti e forma poco verosimili. Erodoto racconta una storia un poco diversa ed esprime alcuni dubbi. Non sarebbe ovviamente possibile, in queste poche righe, neanche tentare di riassumere un argomento ancora così controverso e complesso; giova tuttavia ricordarne l'esistenza a chi leggeSull'argomento nel 1995 è stata pubblicata anche l'interessante tesi di Caterina Romano, "I rapporti fra Sparta e la Persia nel V secolo: il caso Pausania": .
Se complesso e controverso è il primo interrogativo molto di più lo è il secondo: perché Tucidide ha pubblicato le lettere? Non ha avuto dubbi sulla loro autenticità? Se stava riportando notizie fornitegli da fonte spartanaA. Lippold, Pausanias von Sparta und die Perser, in RhM 108, 1965, pp. 320-341 che riteneva affidabile perché non ha comunque sottoposto il materiale a quell'analisi critica ed approfondita che indica come suo metodo di lavoroTucidide, La guerra del Peloponneso, libro I, 20-23? Tucidide non può essere l'autore dei falsiH. D. Westlake, Studies in Thucydides and Greek History. In "Thucydides and Greek History", pp. VII + 310. Bristol Classical Press, 1989, anche se non si può dimostrare che le abbia ricevute da altre fontiAnche in questo caso una sintesi dettagliata del dibattito storiografico non è possibile e si rimanda alle fonti citate per l'approfondimento..
Per legittimare il processo a Pausania e fermare eventuali insurrezioni , coloro che avevano condannato Pausania accusarono Temistocle di alto tradimento. A causa del suo tentativo di instaurare una politica di pace con la Persia, Temistocle attirò su di se l'ira degli avversari politici. Quando capì di essere sul punto di essere condannato come Pausania, fuggì facendo perdere le sue tracce.
Decesso e discendenza Pausania, per salvarsi dalla pena capitale, si rifugiò nel tempio d'Atena Calcieca come supplice. Non potendolo arrestare nel tempio gli efori ordinarono di sigillarne le porte. Pausania, l'eroe di Platea, morì così di fame e di sete. Per avvalorare la fondatezza dell'accusa di tradimento mossagli, furono rese pubbliche, dopo la morte, una lettera a lui spedita dal re di Persia e la sua rispostaTucidide, La guerra del Peloponneso, libro I, 128-134.
Il figlio di Pausania Plistoanatte diverrà poi re dopo Plistarco e così pure il nipote omonimo Pausania.
La figura di Pausania nella storia Pausania l'eroe che si fece corrompere. Tucidide ed Erodoto hanno descritto Pausania come un eroe che si lasciò corrompere dalla sete di gloria fino a tramare contro la patria che aveva così valentemente difeso. Erodoto racconta che Sparta fu da allora ancora più restia ad inviare i propri guerrieri lontano per paura "che venissero corrotti come accadde a Pausania". La Storiografia romana riprende questa interpretazione e fa di Pausania l'esempio di come possa divenire empio l'animo di un uomo che si allontana dalle tradizioni della sua patria. Cornelio Nepote nel noto brano spesso tradotto nelle nostre scuole aggiunge il particolare della madre che fu la prima a correre per murare il figlio vivo nel tempio: chi si allontana dalle patrie tradizioni non merita neppure l'amore materno. Da una lettura critica dei testi però si possono dedurre altre interpretazioni della figura di Pausania ed accanto all'eroe che si fece corrompere possiamo vedere il politico lungimirante e spregiudicato e/o il guerriero impegnato a salvaguardare l'onore della sua famiglia.
Pausania il politico lungimirante e spregiudicato.