Il castello di Aymavilles è un maniero situato nel comune omonimo della media valle valdostana.
La sua pianta originaria risale al XIII secolo, sebbene lo stato attuale si discosti notevolmente da essa. La struttura è ubicata su una collina morenica che degrada verso il punto di confluenza tra la Dora Baltea e la Grand Eyvia, circondata soprattutto da vigneti. È caratterizzata da una pianta quadrangolare con agli angoli quattro torri cilindriche dotate di merli e beccatelli, aspetto assunto da quando ha completamente perso la sua funzione difensiva a partire dal 1728 per divenire più simile nelle forme ad un maniero residenziale.
Nel 2022 ha riaperto al pubblico divenendo un polo museale che, oltre alla propria parte storica, tipica di ciascun castello della Regione, integra alcune collezioni risalenti all'Ottocento e parte della collezione dell'Académie Saint-Anselme.
Storia Le origini (XIII secolo)
Il castello sorge su una collina morenica, in una posizione strategica che consentiva sia di controllare il passaggio lungo la valle centrale, attraversata dalla via delle Gallie, l'antica strada che collegava Mediolanum (l'attuale Milano) a Lugdunum (l'odierna Lione), sia di sorvegliare l'accesso alla val di Cogne. In quest'ultima direzione si trova l'antica cava dalla quale veniva estratto il marmo bardiglio..
Le prime tracce documentarie dell'edificio risalgono al 1287. Il fabbricato originario presentava caratteristiche profondamente diverse da quelle attuali e doveva avere una struttura più simile a quella di una casaforte. Le sue forme possono essere confrontate con quelle ancora riconoscibili nel castello di Écours a La Salle e nel castello di La Mothe ad Arvier.
La struttura era inoltre circondata da un muro di cinta, destinato a raccogliere e proteggere la popolazione in caso di pericolo, secondo una tipologia riscontrabile anche nei castelli di Cly e di Graines.
Il periodo degli Challant (1354-1804)
Nel 1354 i conti di Savoia affidarono il castello a un ramo della famiglia Challant, che da allora assunse il nome di Challant-Aymavilles. In questo periodo il dongione fu sopraelevato di un piano e ampliato verso ovest, mentre Aimone di Challant dispose il potenziamento delle strutture difensive mediante la costruzione di una seconda cinta muraria, di un fossato e di un ponte levatoio.
All'inizio del XV secolo, per iniziativa di Amedeo di Challant, il castello fu ulteriormente ampliato con la costruzione delle quattro torri angolari, munite di beccatelli e merlature, due delle quali con motivi guelfi e le altre due con motivi ghibellini. Le torri, di dimensioni leggermente differenti, furono collegate mediante un sistema di logge e gallerie e integrate con ulteriori elementi difensivi lungo la cinta muraria. Tali interventi contribuirono a definire l'aspetto architettonico che ancora oggi caratterizza il complesso. Tra i materiali impiegati nella costruzione figurano il tufo e il bardiglio.
Nel 1728, per volontà del barone Giuseppe Felice di Challant (Joseph-Félix de Challant), il castello fu oggetto di una profonda trasformazione che ne modificò la funzione da prevalentemente militare a residenziale. Le opere difensive esterne furono in gran parte eliminate e il complesso venne dotato di un parco, di uno scalone monumentale d'accesso e di una fontana. Nello stesso periodo furono realizzate le logge barocche che collegano le torri, conferendo all'edificio caratteristiche riconducibili allo stile rococò. La configurazione assunta nel XVIII secolo è rimasta sostanzialmente invariata nei secoli successivi. A tale fase risalgono inoltre numerosi apparati decorativi interni, attribuiti a Vittorio Cherasco Oscasco di Challant e riportati alla luce durante i restauri eseguiti tra il 2013 e il 2021, comprendenti velari e decorazioni raffiguranti castelli, animali, personaggi e paesaggi.
Il 18 ottobre 1804, all'età di sette anni, morì nel castello di Aymavilles Maurice-Philippe de Challant-Châtillon.
I passaggi di proprietà nel XIX secolo
A seguito di questo evento il castello cominciò a essere progressivamente venduto ad uno svariato numero di acquirenti privati. Tra i primi si ricordano il conte Clemente Asinai Verasis di Castiglione, nel 1870, a cui seguì nel 1882 il senatore Giovanni Bombrini. Risale a questo periodo il ritrovamento, nelle soffitte del castello, di due tavole rappresentanti la Madonna e l'Arcangelo Gabriele.
Il castello come museo (dal XX secolo ad oggi) Nel 1970 il castello fu acquistato dallo Stato che, in data imprecisata, ne cedette quasi subito la proprietà all'Amministrazione Regionale.. Dal 2004 quest'ultima si adoperò per cominciare la progettazione della cospicua e complessa serie di lavori di restauro mirati alla conservazione del sito nelle sue parti storiche e al contempo ad una sua riconversione d'uso, al fine di riaprirlo al pubblico come percorso museale: l'intento fu di ottenere la riapertura al pubblico, sfruttando pertanto il bene a fine turistico o come luogo di aggregazione per iniziative locali. Tali lavori tuttavia, in considerazione della loro dispendiosità e complessità, vennero costantemente rimandati nel primo decennio del 2000 ed iniziarono ufficialmente solo a maggio 2013 per concludersi nel dicembre 2021. La difficoltà principale fu costituita dal recupero dell'intero complesso architettonico, suddiviso in quattro parti: l’edificio principale (costituito dal castello vero e proprio), un edificio più piccolo e rurale (denominato in patois valdostano grandze), un altro fabbricato di servizio adibito originariamente a scuderia e il vasto parco, creato sullo sperone roccioso mediante la costruzione di diversi livelli di terrazzamenti..
I complessi interventi hanno consentito parallelamente anche lo svolgimento delle analisi per rintracciare ed attestare le fasi archeologiche e architettoniche, specie sugli elevati e sulle decorazioni interne alla struttura, al fine di individuare l’epoca dei diversi corpi dell’edificio e, in particolare, le fasi storiche di evoluzione più antiche dello stesso. A tal proposito furono effettuate profonde ripuliture sia all'esterno, sulle pareti e alle merlature sulla sommità delle torri, dove gli agenti esogeni avevano agito maggiormente, nel corso dei decenni, sia alle parti lignee interne oltre che analisi stratigrafiche sugli intonaci decorati presenti nelle stanze, a seguito di un loro consolidamento, per comprenderne l'evoluzione e le varie fasi di creazione degli stessi.
Nel febbraio del 2018 l'assessore all'istruzione e cultura della Regione conferma la fine della porzione più consistente dei lavori di restauro e di allestimento del percorso di visita museale entro giugno dello stesso anno e la probabile riapertura del sito per la stagione turistica estiva del 2019. Ancora a settembre 2020 tale evento, tuttavia, non si è verificato, provocando un'ulteriore proroga per la riapertura. Durante il mese di marzo 2018 vengono inoltre effettuate due aperture straordinarie nelle giornate FAI di primavera. Constatato il notevole successo in numero di visitatori, viene promossa una nuova apertura del cantiere-evento nel mese di agosto dello stesso anno per un periodo più prolungato, di tre settimane, nell'ambito della manifestazione Châteaux ouverts, arrivando a superare i 15.000 visitatori. All'interno del percorso di visita, presso le sale del castello, si è riusciti a collocare stabilmente anche una parte dell'imponente collezione dell'Académie Saint-Anselme, che precedentemente risultava priva di una sede e quindi non esposta al pubblico. Tra le opere più importanti della collezione esposte in loco si possono citare la scultura di Santa Caterina di Stefano Mossettaz.
Terminati anche gli interventi di allestimento del percorso espositivo, il castello fu aperto al pubblico in anteprima dal 22 dicembre 2021 al 9 gennaio 2022. L'inaugurazione e la definitiva ripertura al pubblico del sito museale avvenne invece il 14 maggio 2022, dopo 17 anni complessivi di lavori. L'esposizione permanente si sviluppa su quattro livelli: partendo dalla storia delle famiglie che si sono avvicendate nel castello, si prosegue con le raccolte del collezionismo ottocentesco, i cui spazi sono condivisi con la collezione dell'Académie Saint-Anselme, per concludersi con l'esplicazione delle fasi evolutive della struttura stessa.
Descrizione Il castello
All'interno del castello, il percorso di visita si sviluppa su quattro livelli.
Piano terra (o livello I) Al piano terra, subito dopo l’ingresso nel salone principale, si trovano le sale che ripercorrono la storia del castello attraverso le casate che ne furono proprietarie fino al 1970. Per questo motivo, le stanze sono denominate 'Sala Challant' e 'Sala Bombrini'. Dalla veranda laterale è possibile godere di una vista sui giardini e sul paesaggio alpino circostante.
Primo piano (o livello II) Al primo piano, il visitatore viene accolto in un salone speculare a quello del piano terra. Le stanze ospitano le collezioni che arricchirono il castello nel XIX secolo, in linea con la moda neoclassica e romantica dell'epoca, caratterizzata dalla riscoperta del mondo classico e dall'interesse per luoghi esotici. Gran parte delle collezioni fu raccolta da Vittorio Cacherano della Rocca Challant; ad esse si aggiunsero, nell'ambito della continuità museale, le raccolte dell'Académie Saint-Anselme. Le sale prendono il nome dai materiali e dai temi delle collezioni esposte: 'Naturalia e terre lontane' (collezione naturalistica e oggetti provenienti da fuori Valle), 'Aosta medioevale e lapidea' (cippi e lapidi provenienti dagli scavi archeologici ad Aosta), 'Monete e medaglie' (collezioni numismatiche) e 'Oreficerie e arredi sacri' (tesori religiosi).
Secondo piano (o livello III) Al secondo piano si trovano le stanze di Madama Giovane, con cimeli personali che offrono scorci sulla vita quotidiana nel castello. Le altre sale proseguono l’esposizione delle collezioni ottocentesche non collocate ai piani inferiori. Anche qui, le sale sono denominate in base ai contenuti: 'Armi', 'Mobili ed oggetti d’uso' e 'Tesoretto'.
Terzo piano (o livello IV) Al terzo piano si trova una sala articolata in due ambienti. Nel primo, tre plastici e una serie di pannelli illustrativi murali ripercorrono le principali fasi evolutive della storia del castello, evidenziando le trasformazioni che ne hanno modificato nel tempo l’aspetto esteriore. Il secondo ambiente ospita invece alcune proiezioni video che completano il percorso espositivo. Alzando lo sguardo, è possibile ammirare le capriate lignee originali, che sostengono il soffitto quattrocentesco e la copertura dell’intera struttura. Dalle finestre, infine, si gode di un’ampia vista panoramica sulla vallata, dominata dalla presenza del castello.
Le scuderie Accanto alla struttura principale sorge un edificio di dimensioni minori, sviluppato su un solo piano, con tetto tradizionale in pietra che un tempo ospitava le stalle e risulta al 2025 ristrutturato.
La grandze L'edificio più piccolo è anche detto grandze termine traducibile in "fattoria" dal patois valdostanoCfr. il lemma francese , tratto dal . Esso ospita sin dal 2020 mostre temporanee ed eventi.
Il parco Il parco che circonda il castello si estende per decine di ettari ed è liberamente accessibile al pubblico. Durante le stagioni primaverile ed estiva ospita frequentemente eventi, tra cui il tradizionale e annuale Marché aux fleurs (mercato dei fiori).
Sito di interesse comunitario
Il castello e le miniere dismesse di Pompiod, che occupano una superficie di 1,6 ettari, sono stati riconosciuti come siti di interesse comunitario con codice SIC IT1205034 (quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE).
Galleria d'immagini
Note
Bibliografia
Voci correlate Castelli in Valle d'Aosta Siti di interesse comunitario della Valle d'Aosta Aymavilles