Biografia Formazione Figlia di un preside, nacque a Brescia nel 1871 e si spostò poi con la famiglia a Cremona e a Cagliari. Nel 1882 in quest'ultima città fu la prima ragazza iscritta al ginnasio-liceo statale. Nel 1890 si trasferì a Firenze per frequentarvi la Facoltà di Lettere e Filosofia della locale Università e qui entrò in contatto con giovani intellettuali come Gaetano Salvemini, Ugo Guido e Rodolfo Mondolfo, Alfredo Galletti, Assunto Mori e Cesare Battisti. Quando si laureò nel 1896, fu una delle prime donne italiane a conseguire questo titolo accademico. Si dedicò subito all'insegnamento come docente di materie letterarie nel ginnasio del Liceo classico statale Galileo a Firenze, ma già nel 1898 venne radiata da tutte le scuole del Regno per la sua attività politica con il Partito Socialista fondato pochi anni prima.

Impegno politico Il 7 agosto 1899 sposò civilmente a Firenze in Palazzo Vecchio Cesare BattistiLa sorella di Ernesta, Irene, sposerà Giovanni Battista Trener, per anni collaboratore di Cesare., col quale condivideva l'orientamento politico socialista, laicista e anticlericale. Con il marito si trasferì a Trento e dal 1900 al 1914 la coppia fondò il quotidiano socialista Il Popolo, che si caratterizza non solo per l'analisi politica ma per le sue campagne su temi sociali come il divorzio e l'abolizione della pena di morte. Ernesta collaborò come giornalista anche al periodico Vita Trentina, supplemento de Il Popolo. Nel 1901, 1907 e 1910 nacquero i tre figli: Gigino, Camillo e Livia. Nel 1908 partì per Messina, duramente colpita dal terremoto, per prestare soccorso ai feriti. L'impraticabilità di strade e ferrovie la costrinsero però a tornare indietro e così prima a Roma, poi a Napoli svolse l'attività di infermiera e corrispondente per il suo giornale, nel quale denunciava il cattivo funzionamento dei soccorsi nel capoluogo sicilianoLina Anzalone, Ernesta Bittanti Battisti, l'ultima donna del Risorgimento italiano, Reggio Calabria: Città del Sole Edizioni, 2011. Nel 1911 scrisse il testo dellInno al Trentino, musicato da Guglielmo Bussoli. Ernesta Bittani, Inno al Trentino : canto e pianoforte / musica di Guglielmo Bussoli ; su parole di G.B. Cesari, Trento, Gottardi, 1911. Nel luglio del 1916 il marito, cittadino dell'Impero austro-ungarico che combatteva da volontario con la divisa dell'Esercito Italiano, fu catturato dagli austriaci sul Monte Corno di Vallarsa. In soli due giorni fu portato a Trento, processato e condannato a morte per alto tradimento. La sentenza fu eseguita nella fossa del castello del Buonconsiglio il 12 luglio. Ernesta Bittanti Battisti si occupò da quel momento di raccoglierne gli scritti politici che saranno pubblicati dopo la fine del conflitto dall'editore Le Monnier nel 1923.

Antifascismo Ernesta Bittanti si dimostrò contraria al fascismo e questo portò al raffreddamento dei rapporti con Benito Mussolini, amico dei coniugi Battisti sin dai primi anni del XX secolo quando collaborava come giornalista per Il Popolo redigendo articoli di vario argomento. I contrasti raggiunsero il loro apice in una lettera di Ernesta a Mussolini resa pubblica nel 1987: Il 22 giugno 1924, dopo l'omicidio di Giacomo Matteotti, quando seppe che i fascisti, in adunanza a Trento, non avevano in programma di sostare con il corteo al Castello del Buonconsiglio, vi si recò per coprire con un velo nero il monumento al marito. Il 24 giugno il quotidiano Il Nuovo Trentino citò l'accaduto:

Nel 1930 si trasferì a Milano. La sua opposizione alle leggi razziali fasciste del 1938 fu assoluta e in aperto atto di sfida il 19 febbraio 1939 fece pubblicare sul Corriere della Sera un necrologio per l'amico ebreo Augusto Morpurgo, figlio di Salomone Morpurgo. Dopo l'8 settembre 1943 si rifugiò con i figli a Lugano in Svizzera. Da quel Paese si adoperò per l'accoglienza dei rifugiati ebrei dall'Italia e collaborò con i partigiani della Val d'Ossola, ai quali si era unito anche suo figlio Gigino Battisti.

Secondo dopoguerra

Alla fine della guerra la famiglia Battisti ritornò a Trento dove il figlio Gigino divenne il primo sindaco socialista di Trento, e morì nel 1946 in un incidente ferroviario.

Ernesta Bittanti continuò le sue battaglie politiche e culturali nel secondo dopoguerra riallacciando i rapporti con i vecchi amici ritrovati, in particolare Gaetano Salvemini, e pubblicando una lunga serie di articoli di letteratura, storia e pedagogia. Tra l'altro si dedicò alla questione autonomistica altoatesina.

Morì a Trento nel 1957, a 86 anni.

Ferruccio Parri dettò la sua epigrafe:

Nel 2017 le è stato intitolata una via a Gardolo.

Opere (a cura di Ernesta Bittanti Battisti) Cesare Battisti, Scritti politici - Edizione nazionale, Firenze, Le Monnier, 1923. Cesare Battisti nel pensiero degli italiani, Trento, Legione Trentina, 1938.

Italianità di De Gasperi: lettera aperta all'on. Meda, Firenze, Parenti, 1957.

Note

Bibliografia

Voci correlate Cesare Battisti Inno al Trentino

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Categoria:Sepolti nel Cimitero monumentale di Trento