La cattedra vescovile di Massimiano è un trono episcopale con struttura in legno ricoperta di placchette in avorio, probabilmente realizzato a Costantinopoli per il primo arcivescovo di Ravenna Massimiano (546-554). La ricchezza e l'ampiezza della sua decorazione, oltre alla rarità di una tale tipologia di arredo, ne fanno un esemplare eccezionale di scultura paleocristiana su avorio. È conservata nel Museo arcivescovile di Ravenna.
Storia La datazione e l'origine di questa opera sono dibattute. La sua identificazione si basa sull'interpretazione del complesso monogramma presente nel pannello centrale superiore della faccia anteriore, che dovrebbe corrispondere a MAXIMIANVS EPISCOPVS ("Massimiano vescovo"). Massimiano è il nome dell'arcivescovo di Ravenna che entrò in carica qualche tempo dopo la conquista della città da parte dell'esercito dell'imperatore Giustiniano I nel 540; fu anche patrono delle principali chiese del suo vescovado, tra cui la basilica di San Vitale, dedicata nel 546, e quella di Sant'Apollinare in Classe, dedicata nel 549. Massimiano ebbe stretti legami con la corte imperiale di Costantinopoli, come testimoniato dalla sua presenza accanto all'imperatore nel mosaico di San Vitale; per tale motivo è plausibile che la cattedra sia stata donata da Giustiniano stessoMateriale informativo in loco..
La funzione di questo oggetto è meno chiara di quanto suggerisca il nome: la sua struttura è infatti un po' troppo fragile per un vero e proprio trono episcopale. Un'ipotesi è che si tratti di un trono simbolico, sul quale posare i libri sacri.
La cattedra si trovava nel "cartilogio" dell'antica cattedrale ursina di Ravenna, dove si conservavano le carte dell'archivio arcivescovile e successivamente una biblioteca, ambiente che venne demolito, col resto della cattedrale, nel 1773 per far posto alla sagrestia. L'aspetto odierno della cattedra si deve a un restauro degli anni 1930, che ricompose il manufatto sostituendo ai pannelli mancanti delle tavolette di legno ricoperte di pergamena.
Descrizione Si tratta di un'opera complessa, composta in origine da 39 pannelli d'avorio scolpiti e applicati su un'anima in legno (originariamente d'ebano), di cui oggi ne restano solo 27, raccordati da fasce decorative verticali e appartenenti a due cicli narrativi distinti:
i 16 pannelli dello schienale, dei quali nove sono andati perduti, furono decorati con scene della vita di Gesù, per un totale di 24 scene. Parte interna (cinque tavolette superstiti su otto) Annunciazione Prova dell'acqua per dimostrare la verginità di Maria Sogno di Giuseppe e viaggio a Betlemme Natività e miracolo dell'ostetrica a cui si inaridisce una mano Madonna col Bambino Parte esterna (sette tavolette superstiti su sedici) Battesimo di Cristo Entrata a Gerusalemme Refezione delle turbe Moltiplicazione dei pani e dei pesci Nozze di cana Guarigione del cieco nato Incontro della Samaritana al pozzo I dieci pannelli esterni dei braccioli e dei fianchi della cattedra rappresentano scene del ciclo di Giuseppe ebreo (cinque per lato): A sinistra: I fratelli di Giuseppe lo dichiarano morto ai propri genitori Giuseppe calato in una cisterna mentre viene ucciso un agnello per insanguinare le sue vesti Giuseppe venduto ai mercanti Giuseppe comprato da Putifarre Giuseppe ingiustamente accudato dalla moglie di Putifarre e condannato in carcere A destra Giuseppe in trono che riceve e perdona i fratelli Giuseppe vende il grano ai fratelli Giuseppe spiega i sogni del faraone Giacobbe riabbraccia il figlio Giuseppe Sogno del faraone La parte frontale, infine, presenta i pannelli meglio scolpiti, con i quattro evangelisti e san Giovanni Battista che tiene una raffigurazione dell'"agnello di Dio" in un medaglione, tra due fasce decorate da riccissimi frgi di girali vegetali punteggiate da animali simbolici.
Le differenze stilistiche tra i pannelli della parte anteriore e di quella posteriore della cattedra sono molto marcate; è accertato che vi lavorarono almeno quattro artisti o botteghe, tre per i pannelli figurati e uno per le fasce decorative.
Note
Bibliografia
Voci correlate Avorio Barberini Arte ravennate
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