La missione gesuita in Cina ha una storia e una tradizione pluriscolare. I Gesuiti giunsero per la prima volta in Cina nel 1582. Diffusero in Europa la conoscenza della Cina, e possono essere considerati i creatori della sinologia. Diedero inizio a un profondo, duraturo, e proficuo scambio culturale con la Cina, aprendo la cultura cinese alla conoscenza dell'Europa e della cultura occidentale, e introducendo le scienze e molte tecnologie occidentali in quella lontana nazione.
Missionari in Cina
Le più antiche tracce di cristianesimo nella civiltà cinese sono quelle dei cristiani nestoriani del VII secolo: lo dimostra, infatti, la cosiddetta stele nestoriana, un'iscrizione plurilingue, cinese-siriaca, scolpita il secolo successivo e ritrovata nel 1625 a Chang'an (Xi'an). Una riproduzione di questa stele si trova presso il Museo Etnografico Missionario in Vaticano. La prima presenza cattolica è di qualche secolo posteriore: una missione francescana si insediò in Cina fra il XIII secolo e il XVI secolo, durante la dinastia mongola degli Yuan. Quando quella dinastia fu rovesciata (1368), i missionari dovettero lasciare il Paese. Il Cristianesimo predicato allora era basato sulla lettura biblica e non era adattato al pensiero ed ai costumi cinesi.
La Compagnia di Gesù ottenne dal papa il «diritto religioso» sui nuovi territori estremo orientali, che essi raggiunsero sulla scia dei mercanti portoghesi. Verso la metà del XVI secolo, per opera di Francesco Saverio, i gesuiti raggiunsero i porti di Goa (India), Malacca (Malaysia), Macao e quindi il Giappone. Questa presenza precoce permise ai Gesuiti di fondare fin dal 1542 una missione a Goa: essa sarebbe stata il punto di partenza e di controllo per le esplorazioni più lontane. Proprio durante l'attività missionaria San Francesco Saverio si spense nel 1552 sull'isola di Sancian, mentre era in procinto di portarsi in Cina.
Nel 1574 arrivò a Goa padre Alessandro Valignano in qualità di Visitatore plenipotenziario di tutte le missioni gesuite in Asia. Valignano che, vicario in Asia, rispondeva del suo operato al solo Preposito Generale della Compagnia di Gesù, si pose come responsabile organizzativo e riferimento autorizzativo di ogni missione in Asia e punto di riferimento dei metodi di cristianizzazione più appropriati, dal suo arrivo fino alla sua morte, avvenuta a Macao, nel 1606. A tali fini, tra le cose principali, fornì ai missionari, in primis a Matteo Ricci, il suo Cerimoniale per i missionari in Giappone ed il successivo Libro delle regole, veri manuali per l'applicazione dei suoi concetti di "adattamento" ed "inculturazione" al fine di proseguire l'evangelizzazione senza intaccare o stravolgere i principii millenari delle culture orientali e quindi aiutare i confratelli ad adottare un proprio metodo di catechismo.
Fondò il Collegio gesuita di San Paolo a Macao nel 1594, collegato alla preesistente chiesa omonima, primo ateneo dell'estremo oriente e punto di riferimento dei cattolici di tutta l'Asia; ottenne la gestione del porto di Nagasaki (1580) che trasformò da porto di pescatori a porto commerciale, sfruttando i relativi proventi per sviluppare le missioni in tutta l'Asia. Valignano evangelizzò personalmente il Giappone, lasciando, alla sua morte, fedeli, 200 chiese, scuole, seminari e 600 tra presbiteri ed accoliti. E chiamò Ricci e Ruggieri all'evangelizzazione della Cina.
Ogni atto teologicamente od organizzativamente significativo dei gesuiti in Asia, fino alla sua morte, necessitò del suo assenso, fatti ovviamente salvi, per le questioni di massima importanza teologica, le superiori competenze ed i superiori giudizi del ramo della Santa Inquisizione di Goa. Valignano fu il primo ed ultimo Visitatore con pieni poteri vista la creazione, pochi anni dopo la sua morte, di un'apposita e più strutturata organizzazione per l'evangelizzazione, la «Congregatio de Propaganda Fide», attuale Dicastero per l'evangelizzazione.
Nel 1582, Michele Ruggieri e Matteo Ricci furono i primi Gesuiti a ottenere il permesso di entrare in Cina, che concretizzarono l'anno successivo. Dopo aver fondato diverse residenze in varie città della Cina, Matteo Ricci riuscì a stabilirsi nella capitale nel 1601, e cominciò il suo lavoro presso i letterati della corte. Matteo Ricci, grazie alla sua cultura scientifica e soprattutto alla lingua cinese che apprese perfettamente, si fece conoscere abbastanza presto nei circoli letterari. Scrisse numerose opere per promuovere e presentare la religione cristiana agli eruditi cinesi. Fu anche l'iniziatore del primo progetto di dizionario Cinese-Latino, il cosiddetto «dizionario Ricci».
Prima missione gesuita in Cina Si può dividere la prima missione gesuita in Cina (dal 1582 al 1773) in tre periodi:
Il primo, dal 1582 al 1610, corrisponde all'arrivo in Cina e alla messa in opera del metodo Ricci, fino alla morte di quest'ultimo. Iniziò l'incontro con la civiltà e la cultura cinese, e vennero convertiti poche migliaia di cinesi, tra cui diversi letterati confuciani. Vi furono anche molti sforzi di pubblicazione e di traduzione di libri occidentali. In seguito, dal 1610 al 1723, il cristianesimo progredì lentamente e si sviluppò la polemica con gli altri ordini intorno al problema della tolleranza verso alcune pratiche religiose per i cinesi convertiti al Cristianesimo, conosciuta come Disputa dei Riti. Nel 1723 con l'ascesa al trono del nuovo Imperatore Yongzheng, molto meno accondiscendente verso i missionari cristiani rispetto al suo predecessore Kangxi, per la missione cattolica in Cina aumentarono le difficoltà. Infine il periodo che va dal 1724 al 1773 segnò un declino della presenza dei Gesuiti e degli altri missionari cattolici. Varie ondate di persecuzione colpirono i missionari e i convertiti, il cristianesimo fu classificato tra le «sette perverse e pericolose». Il periodo di crisi in Cina coincise con il declino della Compagnia in Europa e terminò con lo scioglimento dell'ordine.
La Missione Gesuita era organizzata in province, dirette da un provinciale. All'inizio tutto l'Oriente dipendeva da quello di Goa. Sotto questa «provincia» si trovano le missioni nazionali, dirette esse stesse da un superiore. Indipendentemente dalla organizzazione della Compagnia vi erano comunque le strutture della gerarchia ecclesiastica, cioè i vescovi e le loro diocesi, ed i Vicari Apostolici. L'organizzazione evolse con l'ampliamento e l'estensione dei territori coperti e l'aumento delle attribuzioni al Visitatore, il quale rappresentava il Superiore generale dei gesuiti esercitandone i poteri. Per la Cina il punto di entrata e la base di ripiegamento in caso di persecuzione sarebbe stato il territorio portoghese di Macao. È da notare che i Gesuiti di Macao non seguivano per forza le stesse idee di quelli della Cina. Le province lontane non vennero lasciate senza controllo, poiché esisteva un sistema d'ispezione delle missioni. Per di più, i missionari erano tenuti a scrivere rapporti e lettere annuali. Queste ultime venivano utilizzate internamente e compilate anche per la pubblicazione al pubblico. Si crearono delle corrispondenze anche con gli scienziati e gli intellettuali europei.
Il periodo di presenza dei Gesuiti vide succedersi vari imperatori e soprattutto l'insediamento di una dinastia mancese sul trono della Cina. I Ming furono respinti verso sud e furono definitivamente sconfitti nel 1661. Fin dal 1644, la dinastia manciù Qing prese piede in Cina. L'atteggiamento dei diversi imperatori nei confronti dei Gesuiti e della missione cattolica fu diversificato: a periodi di tolleranza si alternarono altri di persecuzione. La posizione non fu la stessa neanche di fronte ai Gesuiti della corte, ai Cinesi convertiti o agli altri missionari nelle campagne.
Quando Matteo Ricci arrivò a Pechino nel 1601, la dinastia Ming volgeva al termine. L'impero era attaccato alle sue frontiere in Mongolia e, nello stesso tempo, doveva aiutare la Corea a respingere gli attacchi giapponesi. Per di più, tra i Manciù, vi erano segni di agitazione. I Gesuiti guadagnarono prestigio grazie alle loro notevoli competenze in ambito scientifico e al loro ruolo di interpreti nel corso del negoziato diplomatico per il Trattato di Nerčinsk tra Cina e Russia, concluso nel 1689. A partire da Adam Schall e per più di un secolo, tutti i Presidenti non manciù del Tribunale dell'Astronomia furono gesuiti. Questi elementi, oltre all'aiuto fornito dai Gesuiti nel settore della tecnologia bellica, indussero Kangxi, secondo imperatore della dinastia Qing, rinomato anche per la sua apertura di spirito e per il suo sostegno agli intellettuali, ad emettere nel 1692 il famoso Editto di Tolleranza. Questo editto autorizzava le conversioni al cristianesimo, annullava le leggi precedenti contro i missionari, e concedeva il diritto di costruire chiese e di predicare pubblicamente. Il Ministero dei riti riconosceva agli Europei il loro merito nel proprio lavoro e la loro dedizione. Il Cristianesimo non venne più considerato una dottrina che agitava il popolo; ciononostante, questo editto non permise una conversione di massa.
Questo periodo vide anche un repentino sviluppo della Disputa dei Riti, in seguito ad un editto emanato dal Vicario Apostolico del Fujian Charles Maigrot (1693). Esistevano vari punti di discordia concernenti le attività dei Gesuiti in Cina, come il problema dei termini con cui indicare il Dio dei Cristiani, le modalità di espressione del culto dei defunti, e la partecipazione dei cristiani ai riti di derivazione confuciana, in particolare quelli riguardanti "Shangdi" e gli antenati, che in Cina erano molto venerati. Ci si poneva il problema se questi riti fossero dei costumi di tipo civile o delle espressioni di religiosità diversa da quella cristiana, ed incompatibile con essa.
La visita del cardinale Carlo Tommaso Maillard de Tournon, inviato del papa, avvenuta tra il 1705 ed il 1706, non ebbe i risultati auspicati nei confronti dell'Imperatore Kangxi. L'imperatore obbligò i missionari a chiedere un permesso formale, il piao, che comportava la dichiarazione della propria identità, anche religiosa, e la volontà di rimanere in Cina per tutta la vita. Secondo i Gesuiti e molti storici successivi questa autorizzazione era subordinata all'accettazione delle pratiche controverse dei "riti cinesi", o pratiche ricciane, di cui i Gesuiti erano i principali sostenitori, per cui i missionari che non avevano il piao sarebbero stati cacciati dal paese. La Chiesa, con il Decreto di Nanchino del 1707 emanato da Tournon, minacciò di scomunica i missionari che avessero accettato i riti cinesi, riconoscendo un'incompatibilità fra il dogma cattolico e questi riti. La maggior parte dei Gesuiti richiese il piao, sia per rimanere in Cina, ma anche per mostrare all'Europa che era inevitabile farlo. Ma molti missionari non gesuiti ottennero il piao senza addurre nessun impegno di carattere dottrinale.
Dopo il periodo di Kangxi, si ebbero i regni di Yongzheng (1723-1735) e poi Qianlong, dal 1736 al 1796, caratterizzati da un minore interesse per il Cristianesimo e quindi minore considerazione per i missionari occidentali, e spesso da vere e proprie persecuzioni contro le chiese e gli insediamenti missionari. Qianlong estese le frontiere dell'impero cinese, ma fu molto più rigido verso gli Occidentali, come mostrano l'episodio dell'ambasciatore George Macartney, e le continue persecuzioni contro i cristiani.
Dopo la Disputa dei Riti i Gesuiti erano molto mal visti in Occidente, poiché si erano posti in netta contrapposizione con la Santa Sede. A poco a poco, i paesi d'Europa videro in cattiva luce i Gesuiti, e le missioni all'estero vennero lentamente abbandonate, in particolare quelle in Cina, dove per mantenere la missione occorreva anche un cospicuo sostegno finanziario. Finalmente il Papa Clemente XIV emanò il Breve Dominus ac Redemptor nel 1773, che giungendo in Cina nel 1775, decretò la fine della missione gesuitica.