La Piana Reatina o Conca Reatina è una pianura alluvionale dell'Italia centrale situata nel Lazio nord-orientale, in provincia di Rieti, originata dalla bonifica dell'antico Lago Velino: interamente circondata e delimitata da montagne (a est e a nord i Monti Reatini, a sud e a ovest i Monti Sabini) e percorsa per tutta la sua lunghezza dal fiume Velino, al suo interno sorge lo stesso capoluogo Rieti; il nome Valle Santa deriva dal fatto che in questi luoghi soggiornò per più anni San Francesco fondando i santuari francescani (La Foresta, Poggio Bustone, Fonte Colombo e Greccio), meta di turisti e devoti.

Geografia

Di forma semi-circolare ed estesa per circa 90 km2 a un'altitudine tra i 370 e i 380 metri s.l.m., è lunga 14 km e larga mediamente 7 ed è completamente circondata e delimitata da catene montuose: a sud e a ovest dai Monti Sabini, a est e a nord dai Monti Reatini (tra i quali svetta la cima del Monte Terminillo, alto oltre duemila metri). In questa corona montuosa si aprono cinque varchi: a nord-ovest, tramite il varco di Marmore, la Piana Reatina comunica con la Valnerina e la Conca ternana, ma senza continuità dato che queste ultime si trovano a una quota di oltre 200 metri inferiore; a sud-ovest nei pressi di Piani Poggio Fidoni comunica con la valle del torrente Canera, che è solcata dalla via Tancia e si allunga a sud verso la Valle del Tevere; a sud-est, in corrispondenza di Rieti e Cittaducale, comunica con la Piana di San Vittorino (che si svolge verso est, solcata dalla via Salaria, risalendo la valle del Velino verso Antrodoco), con l'alta valle del Salto e con quella del Turano (che si svolgono verso sud e sono solcate rispettivamente dalle statali Salto-Cicolana e dalla Salaria).

All'interno della piana si trovano i colli di Montecchio (481 metri s.l.m.), Colle Terria (404 metri s.l.m.), Colle San Pastore (412 metri s.l.m.) e Montisola (428 metri s.l.m.), allineati in direzione nord-sud, che nel lago antico formavano altrettante isole.

La piana di Rieti è assai ricca d'acqua ed è solcata da sud-est a nord-ovest dal fiume Velino, che qui riceve il tributo degli affluenti Salto, Turano e Canera. Nella parte nord si trovano degli specchi d'acqua minori, residui dell'antico Lacus Velinus: il lago di Piediluco, il lago di Ventina, il lago Lungo e il lago di Ripasottile (gli ultimi due parte della Riserva parziale naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile).

Numerose sono anche le sorgenti: appena fuori dall'abitato di Rieti si trovano le Fonti di Cottorella, che forniscono un'acqua oligominerale; nel limitrofo comune di Cittaducale si trovano le sorgenti del Peschiera, che con l'omonimo acquedotto forniscono molta dell'acqua necessaria a Roma (circa 550 milioni di metri cubi l'anno); a Cotilia si trovano delle importanti terme e sorgenti di acqua solfurea. Nella parte settentrionale della valle si trovano le Sorgenti di Santa Susanna, con una portata di 5 m³/s, mentre a 2 km a est di Rieti, a quota 400 m s.l.m., si trovano le Sorgenti del Cantaro, che hanno una portata di circa 500 litri al secondo e sono probabilmente alimentate da una sorgente geologica posta a quota 450 m presso Vazia.

Centri abitati

I centri abitati sono quasi tutti dislocati su delle alture ai margini della pianura, sia per la nascita di questi nuclei quando la pianura aveva una natura ancora sostanzialmente lacustre, sia per rimanere immuni alle piene del Velino, frequenti e disastrose fino a pochi decenni fa, e per le conseguenti esigenze igieniche (la malaria era frequente nelle zone paludose del fondovalle).

Gli abitati siti direttamente all'interno della Piana sono nati come centri rurali di poche case, in funzione dell'attività agricola; ancora oggi la pianura è prevalentemente coltivata e gli insediamenti che vi si trovano mantengono tutti dimensioni contenute, se si esclude l'espansione verso nord di Rieti. Solo nell'ultimo secolo i paesi siti sulle alture intorno alla Piana si sono espansi verso il fondovalle, in alcuni casi dando vita per gemmazione a degli abitati di pianura del tutto nuovi, lungo le strade di collegamento e attorno alle stazioni ferroviarie della linea Terni-L'Aquila, che in molti casi sono divenuti più importanti dei borghi di origine.

A sud-est della valle, su una piccola altura (circa 400 metri s.l.m.) si trova la città di Rieti, capoluogo dell'omonima provincia; si trova nella Piana la sua frazione Chiesa Nuova. Altri centri abitati sono Poggio Fidoni (con la gemmazione Piani Poggio Fidoni), Sant'Elia (con la gemmazione Piani Sant'Elia), Contigliano (con la frazione Terria), Greccio (con la gemmazione Limiti di Greccio e la frazione Spinacceto), Colli sul Velino, Poggio Bustone e Cantalice.

Storia La bonifica

In epoca preistorica la conca reatina era interamente occupata da un grande lago generato dal fiume Velino. Infatti, le acque del Velino, ricche di carbonato di calcio derivante da alterazione delle rocce sedimentarie presenti lungo tutto il suo corso, cominciarono a sedimentare calcare, che si andò a raccogliere in particolare nel punto di confluenza tra il fiume Velino e il fiume Nera, creando un notevole dislivello fra l'altopiano reatino e quello ternano, che in origine si trovavano sullo stesso piano.

Questi sedimenti crearono dapprima un forte dislivello fra i due altopiani e poi un vero e proprio sbarramento di roccia calcarea, che ostruirono il passaggio alle acque del Velino che quindi allagarono l'intera valle reatina creando appunto un lago che fu chiamato dai Romani Lacus Velinus. Il toponimo Velino viene fatto risalire da Dionigi di Alicarnasso al termine Velia, con cui in antichità erano indicate le aree lacustri o paludose. Dionigi di Alicarnasso, Storia di Roma arcaica, I, 20,2

Il lago subì nel corso dei secoli innalzamenti e arretramenti della sua altezza che determinarono il formarsi di ampie zone paludose, che favorirono lo sviluppo di epidemie di malaria rendendo assai poco salubre la zona.

La Cava Curiana Successivamente alla conquista romana della Sabina, avvenuta intorno al 290 a.C. per opera del console Manio Curio Dentato, egli stesso procedette a una prima opera di bonifica del territorio realizzando nel 271 a.C. la Cava Curiana. Si trattava di un canale artificiale che tagliava lo sbarramento di roccia calcarea, presso la località che fu denominata Marmore, consentendo alle acque del Velino di confluire nella Nera creando il salto artificiale della cascata delle Marmore, un'opera ingegneristica notevole per i tempi in cui fu realizzata.

La grande massa d'acqua scaricata dal Velino nella sottostante valle del Nera causava però delle frequenti inondazioni in quei territori, e a circa due secoli da questa sistemazione nacque una contesa tra Ternani e Reatini. A risolverla, nel 54 a.C., fu inviato il console Appio Claudio Pulcro con dieci legati: le ragioni dei Reatini furono perorate da Cicerone, che in questa occasione paragonò la valle reatina alla Tempe greca. Nel silenzio delle fonti, sembra che la decisione finale fu di mantenere com'era lo status quo.

Le cave Paolina e Clementina Il perdurare del processo di sedimentazione calcarea, e l'interruzione della manutenzione provocata dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente, determinò una crescente ostruzione della Cava Curiana, che riuscì sempre meno a convogliare le acque del Velino, provocando quindi un nuovo impaludamento della Piana Reatina. Nel Medioevo il lago era tornato a occupare gran parte della Piana tanto che, secondo quanto riferito da Tommaso da Celano, San Francesco si spostò tra Rieti, Greccio e Poggio Bustone usando una barca. Nella città di Rieti si ha testimonianza di come, anche nel recente passato, fossero diffusi i mestieri legati a una natura lacustre oggi scomparsa: barcaiolo, allevatore di gamberi, coltivazione della canapa, ecc. Sono ancora oggi visibili i fondachi di via del Porto, che come suggerisce il nome era frequentemente inondata e utilizzata dai commercianti per il trasporto fluviale, così come si ha traccia dei molti mulini che si trovavano a margine delle acque.

Per assistere a un nuovo tentativo di bonifica si dovette arrivare al 1545, quando papa Paolo III diede mandato di aprire un altro canale ad Antonio da Sangallo il Giovane, che nel dirigere i lavori contrasse la malaria e trovò la morte. L'opera, che fu chiamata Cava Paolina, non si rivelò efficace e risolse il problema per soli cinquanta anni.

Si pensò allora di ampliare la Cava Curiana e di costruire un ponte regolatore, una sorta di valvola che avrebbe permesso di regolare il deflusso delle acque. Quest'opera fu inaugurata nel 1598 da papa Clemente VIII, che aveva affidato l'incarico progettuale all'architetto Giovanni Fontana, fratello di Domenico. Il nuovo canale prese il nome di Cava Clementina e risolse definitivamente il problema del deflusso delle acque del Velino.

Gli interventi di inizio Novecento

Queste opere, se da un lato impedirono il formarsi di un lago e delle relative zone paludose, non poterono nulla contro i periodici allagamenti della valle reatina, che venivano detti pianare e colpivano anche la parte bassa di Rieti, dovuti in gran parte alla enorme massa d'acqua raccolta dal Velino durante il suo corso.

Questo problema venne definitivamente risolto nei primi anni del XX secolo, quando Guido Rimini, ingegnere capo della provincia di Perugia (di cui all'epoca Rieti faceva parte) ebbe l'intuizione che il problema andasse risolto non aumentando il deflusso ma diminuendo l'afflusso e contenendo le acque a monte. Il progetto dell'ingegner Rimini fu pubblicato nel 1916, e prevedeva la costruzione di due dighe sui principali affluenti del Velino, il Salto e il Turano, che avrebbero consentito la regolamentazione del flusso delle acque provenienti dai rispettivi bacini idrografici.

Il progetto fu accolto favorevolmente, soprattutto per il suo enorme potenziale idroelettrico, ma la sua attuazione non fu altrettanto rapida: i cantieri furono avviati dalla società Terni (designata futura beneficiaria dell'energia elettrica prodotta) solo nel 1936; le due dighe del Turano e del Salto risultarono ultimate rispettivamente nel 1938 e nel 1939. Veniva così finalmente completata la bonifica della Piana Reatina, anche se costò la perdita di una parte della valle del Salto e del Turano e la sommersione di diversi centri abitati.

A ogni modo l'esercizio degli impianti idroelettrici, orientato più alla produzione di elettricità che alla sicurezza idraulica, ha fatto sì che, anche in presenza delle due dighe, si siano continuati a verificare allagamenti di minore intensità, tra i quali si ricordano quelli del 18 dicembre 1952, luglio 1954, 8 dicembre 1959, 16 febbraio 1976, 23 dicembre 1982, 8 dicembre 1992, 18 novembre 1996, 6 ottobre 1998, 15 dicembre 1999 e 2 dicembre 2010.

Economia Agricoltura

La piana di Rieti era nota sin dall'antichità come pianura molto fertile e, dal prosciugamento del Lago Velino, l'agricoltura è sempre stata una delle attività economiche prevalenti del territorio. Per la sua fertilità Varrone, Plinio e Virgilio (che la cita nell'EneideVirgilio, Eneide, VII, 712.) la chiamavano "contrada rosea" ("rosea rus"). Quest'ultimo scriveva che i campi del Lacus Velinus erano tanto fertili che, piantandovi una pertica, il giorno dopo non la si sarebbe potuta vedere per l'erba che gli era cresciuta attorno..

Coltivazioni storiche erano gli ortaggi, i cereali e il guado,Roberto Lorenzetti, L'azzurro dell'agro. Il guado nell'agro Reatino. Storia economica di una pianta, Rieti 2006. che era utilizzato per tingere le stoffe di azzurro e fu molto diffuso dal XVI fino al XVIII secolo, quando fu soppiantato dall'indaco; fino all'inizio del Novecento il corso del Velino era costellato di mulini per la lavorazione del grano e del guado.