Lo stadio delle Alpi è stato un impianto sportivo polivalente di Torino, inaugurato nel 1990 e demolito nel 2009. Si trovava nei quartieri Vallette e Lucento in prossimità dell'area Continassa, nella zona nord-occidentale del capoluogo piemontese.

Progettato dallo studio Hutter in stile modernista. al fine di accogliere alcune partite del , contava posti a sedere (più 254 di tribuna stampa, per un totale di posti), disposti su 3 anelli sovrapposti, con un'altezza massima dal terreno di gioco pari a 33 metri, il che ne fece il terzo scenario per capienza del Paese – il primo nel Piemonte – dopo il Giuseppe Meazza di Milano e l'Olimpico di Roma. I lavori di costruzione iniziarono nel 1988 e terminarono in poco più di due anni, grazie al largo uso di elementi strutturali prefabbricati in cemento.

Classificato dall'UEFA come Stadio a cinque stelle, allora la massima categoria tecnica assegnata a livello confederale agli impianti calcistici, nei sedici anni successivi alla Coppa del Mondo, l'impianto costituì il terreno casalingo dei due principali club calcistici cittadini, la e il , ospitando anche partite amichevoli della rappresentativa nazionale. Nel 2002 la società juventina rilevò dal Comune di Torino il diritto di superficie per una durata di novantanove anni sull'area dello stadio, che nel 2006 venne chiuso alle attività sportive. Nel biennio successivo lo stadio rimase aperto per ospitare alcuni concerti, fino alla sua chiusura definitiva nel 2008.

Tra il 2008 e il 2009 la Juventus portò a termine l'abbattimento della struttura, cui seguì la costruzione sulla medesima area di un nuovo impianto di sua proprietà, lo Juventus Stadium, sorto nel 2011.

Storia Progetto Nel 1984 la FIFA assegnò ufficialmente all'Italia l'organizzazione del : ciò comportò anche un adeguamento a livello di impianti sportivi sul territorio nazionale. Nella città di Torino era presente lo stadio Comunale, costruito nel 1933 e adottato da tempo come terreno casalingo sia dalla sia dal , che, tuttavia, era ormai divenuto un impianto obsolescente, piccolo e scarsamente flessibile. Ciò fece ben presto sorgere discussioni sul futuro della struttura: da una parte, l'opportunità di effettuarvi dei lavori di adeguamento (come sosteneva, tra l'altro, l'allora assessore allo sport della giunta torinese, Elda Tessore, la quale affermò che sarebbe bastato ristrutturarlo e migliorare i servizi) dall'altra, di abbandonarlo in favore di un nuovo stadio cittadino. Alla fine, fu adottata quest'ultima soluzione perché la ristrutturazione del Comunale fu ritenuta insufficiente per renderlo meno desueto sia dal comitato organizzatore dei Mondiali che dalle due società torinesi.

Tra le varie proposte, si annoverava quella della Juventus, che tramite l'allora presidente Giampiero Boniperti presentò al consiglio regionale del Piemonte il progetto per la costruzione di un nuovo impianto da posti (tutti a sedere e al coperto), proponendo come sito il cosiddetto "Campo Volo" di Collegno, un comune della prima cintura ovest di Torino.

Con il passare del tempo, i potenziali siti di costruzione si moltiplicarono: dall'iniziale proposta di Collegno, che venne giudicata troppo onerosa per le ingenti opere di urbanizzazione che avrebbe richiesto, si passò a esaminare nuove località nell'area comunale torinese, tra le quali il sito dello stesso stadio Comunale (che sarebbe stato demolito e l'adiacente area di Piazza d'Armi adibita a parco), una zona non antropizzata a ovest del parco della Pellerina, l'area dell'ex aeroporto denominata allora "Campo Lisa", nel quartiere di Mirafiori Sud, o la zona della Continassa nel quartiere delle Vallette.

Nel marzo 1986, dopo vari confronti, il comune di Torino optò per quest'ultima ipotesi, che venne ufficializzata il 22 maggio seguente. Il 13 dicembre dello stesso anno la stessa giunta scelse il progetto del gruppo Acqua Marcia, redatto dagli architetti Sergio Hutter, Toni Cordero e Francesco Ossola, che prevedeva due varianti (con o senza pista di atletica leggera) e una capienza di posti a sedere: l'investimento complessivo per la realizzazione del nuovo impianto fu stimato in 226 miliardi di lire. Il 9 marzo 1988 incominciarono gli scavi nella zona della Continassa, che diedero il via ai lavori di costruzione dello stadio, terminati poi tra l'aprile e il maggio del 1990.

Nel periodo pre e post-mondiale, furono proposti dei progetti anche per l'adiacente area della Continassa: inizialmente, si pensò a una "città dello sport" che avrebbe dovuto accompagnare lo stadio dei mondiali, con la creazione di campi da tennis, piscine, palarock, parchi giochi e impianti base, con la settecentesca Cascina Continassa che sarebbe dovuta diventare una sede di "terziario sportivo" (composta da uffici, sale riunioni, biblioteca, foresteria, bar e ristoranti) a uso della Federcalcio; dopo il mondiale, invece, il Comune valutò l'idea di insediare, all'interno della cascina, un hotel a quattro stelle. Ambedue i progetti fallirono sicché l'area, che versava ormai da anni in stato di abbandono, cadde in preda al degrado, con la cascina ridotta a rifugio per gruppi rom.

La scelta del nome

La scelta del nome fu caratterizzata da un acceso dibattito che si protrasse sino a pochi mesi dall'inaugurazione. Vi furono svariate proposte per quello che, durante gli anni di costruzione, venne colloquialmente appellato dalla stampa come lo stadio "della Continassa" o "delle Vallette". Si passò presto da un'ipotesi semplice e decisamente neutra ("Nuovo") all'idea di dedicare l'impianto a una nota personalità legata alla città, sportiva o non, come la squadra del Grande Torino, Umberto Caligaris, Guglielmo Gabetto, Valentino Mazzola, Gigi Meroni, Virginio Rosetta, Gaetano Scirea, Vittorio Pozzo (cui già era intitolato il Comunale) o anche Sandro Pertini.

La convenzione fra il Comune e l'Acqua Marcia prevedeva tuttavia la decisione circa il nome da assegnare all'impianto fosse avocata al consiglio comunale. Il 12 marzo 1990 venne poi presentata una rosa di cinque proposte: "Agorà", "Des Alpes", "Eracles", "Summit" e "Zeus", che vennero sottoposte al giudizio della cittadinanza. In realtà, già il 6 febbraio precedente la municipalità torinese aveva ufficialmente scelto per il nuovo stadio la denominazione di "Delle Alpi" – di fatto, l'italianizzazione della proposta "Des Alpes" dell'Acqua Marcia –; una decisione unilaterale che, a posteriori, creò qualche polemica circa i modi con cui fu portata avanti dalla giunta. Questa, nell'occasione, non aveva comunque escluso «una successiva dedica dell'impianto [...] a un personaggio illustre torinese» da affiancare al nome prescelto, ipotesi che, tuttavia, non si concretizzerà mai.

Inaugurazione Costruito in stile modernista, lo stadio fu inaugurato il 31 maggio 1990 con un incontro tra una selezione mista di calciatori della e del (scesa in campo in uniforme gialloblù, in omaggio ai colori civici torinesi) e il , freschi campioni nazionali portoghesi. Prima del fischio d'inizio, fu osservato un minuto di silenzio in memoria dei caduti del Grande Torino, delle vittime della strage dell'Heysel e di Gaetano Scirea. Il torinista Haris Škoro fu il primo marcatore in assoluto al Delle Alpi.

Il primo incontro ufficiale ivi tenutosi fu invece -, il 10 giugno successivo, durante la fase a gironi del . La prima rete ufficiale nello stadio fu marcata dal brasiliano Careca.

L'esordio della Juventus all'interno del nuovo impianto avvenne con una partita di Coppa Italia contro il , vinta dai bianconeri per 2-0. La prima gara di campionato nel nuovo stadio fu, invece, anche la prima partita del Torino giocata al Delle Alpi: i granata pareggiarono a reti bianche contro la .

Prima partita Juventus (Coppa Italia 1990-1991)

Prima partita Torino (Serie A 1990-1991)

I problemi

Fin dai suoi primi mesi di vita, il Delle Alpi iniziò ad evidenziare svariati problemi che negli anni seguenti ne resero estremamente complicati l'utilizzo e la gestione. In primo luogo, i due club ebbero serie difficoltà nella stipula dei contratti di locazione con il Comune; inoltre, i costi d'affitto dell'impianto e di manutenzione della copertura e del terreno di gioco si rivelarono molto superiori alle previsioni antecedenti la costruzione.

Gli spalti si rivelarono presto assai poco confortevoli: la loro conformazione ellittica e la presenza della pista di atletica leggera attorno al prato offrivano al pubblico (soprattutto dai lati delle curve e negli anelli più alti) una pessima visibilità. Peraltro la pista era stata inserita nel progetto essenzialmente per poter usufruire dei finanziamenti del CONI in fase di costruzione – di fatto un aut aut imposto dall'allora presidente della IAAF ed ex numero uno della FIDAL, il torinese Primo Nebiolo – e ben presto si rivelò di fatto inutile, dato l'utilizzo prettamente calcistico dello stadio, venendo impiegata solo sporadicamente, come per gli Assoluti del 1991 o la IAAF Grand Prix Final del 1992; l'assenza di una pista accessoria per il riscaldamento degli atleti precluse poi l'organizzazione di ulteriori meeting internazionali.

Quanto al terreno erboso, palesò frequenti difetti di tenuta ed attecchimento, causati in parte dall'impianto d'irrigazione, che tendeva ad allagare il rettangolo di gioco e "annegava" le zolle.

L'insieme di questi problemi, oltre a renderlo obsoleto anche di fronte alla sopraggiunta rivoluzione televisiva, sfociarono in una palese disaffezione nei confronti del pur moderno stadio sia da parte dei tifosi, che raramente riempirono i suoi sovradimensionati spalti, sia dei due club cittadini, i quali, nel triennio 1991-1994, minacciarono più volte il Comune di lasciare il Delle Alpi o addirittura la stessa Torino per alcune partite oppure definitivamente. In aperta polemica anche per i costi di gestione, nel 1995 la concretizzò per la prima volta l'idea di lasciare il Delle Alpi, emigrando allo stadio Giuseppe Meazza di Milano per le partite interne di semifinale e finale di Coppa UEFA 1994-1995; simili traslochi si ripeteranno per la finale di ritorno della Supercoppa UEFA 1996, giocata alla Favorita di Palermo, per le gare interne della Coppa Intertoto UEFA 1999, disputate al Dino Manuzzi di Cesena, e per vari incontri interni di alcuni turni preliminari della Coppa UEFA 1999-2000, disputati nuovamente alla Favorita di Palermo.

Nel 1994, vista la scomodità dell'impianto, la Juventus iniziò a coltivare l'idea di costruire uno stadio di sua proprietà: in quell'annata la società bianconera rese noto un piano che prevedeva la trasformazione della zona della Continassa in una superficie riservata al club, edificandovi un impianto di proprietà accompagnato da altre strutture: nella fase iniziale del progetto furono ipotizzati un museo a tema juventino, un centro d'allenamento per la squadra e il collocamento della nuova sede sociale all'interno della settecentesca Cascina Continassa. Nel 1996 il progetto del nuovo impianto nell'area della Continassa rimase come alternativa; la società pensò tuttavia di riservare comunque all'area della Continassa la funzione di centro sportivo, destinando il Delle Alpi solo ai grandi eventi sportivi. Nel 1998 l'idea del nuovo stadio di proprietà alla Continassa ritornò ad essere il progetto principale, che prevedeva la profonda ristrutturazione del Delle Alpi e la realizzazione di nuove strutture riservate al club, unite ad attività commerciali correlate. La Juventus decise infine di voler abbattere il Delle Alpi per costruire al suo posto un nuovo impianto adatto alle famiglie con una capienza di posti, riservato esclusivamente all'uso calcistico e sul modello degli stadi inglesi; il club, tuttavia, faticò a trovare un'intesa con il Comune, proprietario dello stadio.